Dopo il Covid-19 il Vaiolo delle scimmie?

Dopo il Covid-19 il Vaiolo delle scimmie?

Si è tornati a parlare recentemente del Vaiolo delle scimmie, da quando nei primi mesi del 2022 sono stati segnalati diversi casi in vari Paesi del mondo. Quest’ultima è un’infezione che può essere trasmessa tra animali e uomo, causata da un virus che proviene dall’Africa centrale e occidentale.

Da poche settimane la cronaca si sta occupando di parlare della malattia visto i casi recenti e i contagi sporadici nel mondo occidentale. C’è da chiarire, però, che l’infezione è conosciuta da circa 60 anni, mentre solo da 20-25 anni è dimostrato il possibile contagio dell’uomo, di cui tuttavia avevamo finora collezionato solo occasionali segnalazioni, in termini di 1 all’anno od anche meno.

La popolazione sembra preoccupata, provata dopo i due anni di lockdown, vaccinazioni, tamponi e mascherine, e impaurita nel dover rivivere tutto questo quando siamo appena usciti dallo stato di emergenza il 31 maggio 2022.

grafiche aprile 2022

C’è da chiarire però che il virus delle scimmie, da quello che riportano gli esperti, non ha niente a che vedere con il Covid-19: ci sono delle differenze a livello della sintomatologia della malattia, il modo di trasmissione è diverso, non presenta la contagiosità altissima del Covid e infine il vaccino già c’è ma non viene utilizzato come prevenzione e non è “leggero” come quelli utilizzati fino ad ora per la pandemia da Covid-19.

Ascoltando le parole degli esperti possiamo capire come avviene il contagio, qual è la situazione attuale e perché non è possibile paragonare il Covid-19 al Vaiolo delle Scimmie.

Per quanto riguarda il livello di contagiosità afferma all’Adnkronos Salute Mauro Minelli, responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la medicina personalizzata che “il contagio non è così frequente come avviene per esempio con i coronavirus e le conseguenti temibili infezioni a carattere respiratorio; e poi il vaccino contro il virus del vaiolo già esiste. Per cui non c’è un tunnel da dover affrontare prima, con più incognite che certezze”.

A fare il punto sulle modalità con cui ci si infetta e le criticità di chi ha contratto la malattia è Marco Falcone, professore associato di malattie infettive all’Università di Pisa e segretario della Simit, la Società italiana Malattie infettive e tropicali è intervenuto nel programma ‘Gli Inascoltabili’ in onda su New Sound Level fm90. “Il virus del vaiolo delle scimmie è un’infezione simile a quella del vaiolo umano, ma generalmente più lieve, che ha una mortalità molto bassa, quasi trascurabile, tanto è vero che le quas1 100 persone positive nel mondo stanno tutte in buone condizioni, non ce n’è una in condizioni critiche.

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Sicuramente – ha aggiunto Falcone – rappresenta un’infezione trasmissibile da uomo a uomo, tramite il contatto, quindi bisogna riconoscere i casi, identificarli precocemente e tracciarli in modo tale da arrestare la diffusione dell’infezione che lo dico subito non c’entra nulla con il Covid, quindi non si ripeterà mai una situazione neanche minimamente simile quella del Covid, anche la modalità di trasmissione è diversa: per contrarre il Covid basta restare in un ambiente dove ha respirato un positivo per infettarsi questa invece si trasmette tramite contatto stretto, con un contatto molto diretto perché il grosso veicolo dell’infezione non è tanto aereo, ma si trasmette tramite le secrezioni cutanee o la saliva”.

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AutoreL

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