Scuola di Pace: Sant’Egidio accanto ai più piccoli

Scuola di Pace: Sant’Egidio accanto ai più piccoli

Roma – Nei miei sedici anni il volontariato ha sempre esercitato un certo fascino su di me e questa estate, mi sono sentita pronta a mettermi in gioco. L’occasione si è presentata nel mese di luglio, quando ho partecipato con la classe a un’interessante iniziativa proposta dalla comunità di Sant’Egidio. Per chi non la conoscesse, Sant’Egidio è un’associazione laica di ispirazione cattolica, fondata a Roma nel 1968 per dare accoglienza e sostegno verso chiunque si trovi in condizioni di bisogno.

Oggi la comunità conta 73 sedi divise tra Europa, Africa, Asia e America. Nelle periferie di Roma si rivolge anche a studenti delle scuole superiori e le sedi si trovano in vari quartieri come Tor Bella Monaca, San Basilio e Tuscolana. Qui ho fatto la conoscenza di Silvia, una delle volontarie della comunità, che ha indirizzato me e i mie compagni alla Scuola della Pace: un progetto che si occupa di dare ripetizioni a bambini in condizioni di difficoltà scolastica.

Incontriamo Silvia, 53 anni, nella vita impiegata e da anni impegnata in azioni di volontariato con la comunità. Silvia da quanto tempo lavori con Sant’Egidio?
Ero ancora al primo anno di liceo è ed stato un incontro casuale: sentii parlare da una ragazza di un doposcuola dedicato a bambini con situazioni difficili in famiglia e a scuola, nel quartiere di Torre Maura, periferia di Roma. All’epoca, nel 1982, per me Roma voleva dire al massimo il mio quartiere e il centro storico. Desideravo uscire dal mio piccolo mondo confortevole ma ristretto, cosi chiesi di poter partecipare.

Cosa ti ha spinto a proseguire nel percorso con Sant’Egidio?
Quando ho iniziato eravamo un piccolo gruppo sconosciuto e non potevo prevedere come sarebbe andata. Oggi come allora quello che ancora mi colpisce è che a Sant’Egidio si viveva un’amicizia gratuita e concreta verso tutti, nessuno escluso. Mi è sembrata – e forse ancora oggi lo è – una scelta rivoluzionaria, un modo di stare al mondo e di incontrare gli altri che vince l’indifferenza e la rassegnazione.

Di cosa ti occupi all’interno della comunità?
Sant’Egidio non è divisa rigidamente in settori, anche se ognuno ha un suo ambito di intervento principale. Io mi occupo prevalentemente dei bambini del quartiere tuscolano, attraverso la Scuola della Pace, ma in questi anni sono andata in Guinea Bissau, in Africa, per seguire un progetto di adozione a distanza e permettere ai bambini guineani di studiare e a Lesbo, in Grecia, nel campo profughi di Moria. Le porte della sede sono aperte, quindi può capitare di dover rispondere a richieste di aiuto per ricevere generi alimentari, per produrre documenti o affrontare problemi di salute.

Quando e come è nata la sede sulla Tuscolana?
Circa venti anni fa riuscimmo ad ottenere una piccola sede dal Municipio, grazie alla legge che permetteva di destinare a uso sociale i beni confiscati alla criminalità. Negli anni le nostre attività sono cresciute e ora siamo ospiti di un locale che era in stato di abbandono e che stiamo risistemando. Gli operatori della Scuola della Pace sono studenti liceali e universitari che offrono gratuitamente il loro tempo per aiutare i più piccoli in attività didattiche e ludiche.

In che modo entrate in contatto con i bambini e le famiglie che aderiscono all’iniziativa?
All’inizio distribuivamo i volantini all’uscita delle scuole e ci fermavamo a parlare con i genitori e con gli insegnanti. Il passaparola in questi anni ha portato la Scuola della pacea essere una realtà conosciuta a cui tante famiglie si rivolgono.

Quali sono i principi a cui vi ispirate e gli obiettivi che vi prefiggete?
Noi vogliamo semplicemente seguire quanto dice Gesù nel Vangelo: “vivere aperti agli altri, senza pregiudizi, e mettere in pratica la solidarietà, soprattutto verso i poveri ed i bambini”. Gli obiettivi spaziano dal realizzare un ambito ricreativo positivo idoneo a svolgere attività didattiche in base alle esigenze del minore, ad attività per favorire l’integrazione tra differenti ambienti culturali e religiosi, l’educazione alla pace, alla non violenza e al rispetto reciproco.

C’è qualcosa che vorresti dire a chi si avvicina al volontariato per la prima volta?
Nel Vangelo viene riportata questa considerazione di Gesù: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Questa è una grande verità. Prendersi cura degli altri, di chi sembra non poter dare niente in cambio, non ti priva di nulla ma anzi, ti rende felice. E allora perché non provare ad essere felici?

Ludovica Petranca

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