Marino, un cittadino di Cava dei Selci: “Perso mia madre per l’indifferenza di chi doveva assisterla”

Marino, un cittadino di Cava dei Selci: “Perso mia madre per l’indifferenza di chi doveva assisterla”

Maurizio, un cittadino di Cava dei Selci (Marino), ci ha raccontato una vicenda veramente triste che lo ha visto direttamente coinvolto.

“Martedì 26 gennaio” spiega Maurizio “io, mia moglie, una delle mie due figlie e mia madre di 92 anni, che viveva con noi, siamo risultati positivi al tampone rapido per il Covid e ci siamo messi in isolamento domiciliare”.

“Per sabato 6 febbraio la nostra dottoressa ci ha prescritto il tampone molecolare, ma al momento della prenotazione online ho visto che era possibile prenotarlo solo per persone singole, non per nuclei familiari. Ho, quindi, chiesto alla dottoressa se fosse il caso di mettermi in macchina con altre 4 persone, di cui una era mia madre, per andare a fare il tampone”.

“Mia madre, a cui spettava di diritto il CAD (Centro Assistenza Domiciliare), aveva un principio Alzheimer e fibrillazione atriale. La dottoressa mi ha spiegato che, chiamando la ASL, avrebbe potuto fare il tampone a casa. Ho telefonato, allora, all’ASL Roma 6, che mi hanno risposto che il tampone a domicilio era possibile, ma solo su richiesta via e-mail della dottoressa”.

“Venerdì 5 febbraio” prosegue Maurizio “è venuto a casa mia un operatore sanitario dell’ASL per far eseguire il tampone a mia madre, la quale è risultata nuovamente positiva. Nessuno di noi aveva sintomi particolari: io, mia moglie e mia figlia avevamo un po’ di febbre, mia madre solo tosse. Tuttavia, è diventata inappetente e ha cominciato ad avere diarrea, possibili sintomi legati al Covid. Ho informato la dottoressa, che mi ha consigliato di far fare a mia madre un prelievo e un esame delle feci”.

“Giovedì 11 febbraio mia madre ha avuto un collasso. Lunedì 8 febbraio la dottoressa mi aveva detto che era disidratata e che aveva necessità di qualche flebo di soluzione fisiologica. Non sapendo come fare, mi sono rivolto al CAD, ma mi è stato risposto che non erano attrezzati per mandare operatori sanitari in una casa con positivi. Mi hanno, pertanto, consigliato di contattare SISP e API, che tuttavia mi hanno risposto che di questi casi se ne occupano le USCAR (Unità Speciali di Continuità Assistenziale Regionale, ndr). Dall’Uscar, però, stessa risposta: non eseguivano l’accesso venoso in case con positivi”.

“Alla fine” va avanti Maurizio “sono riuscito a prendere contatti con un’infermiera del 118, che mi ha dato la sua disponibilità per venire a casa mia e fare, finalmente, queste flebo a mia madre. L’infermiera, estremamente gentile, le ha messo la flebo dopo che le abbiamo spiegato che non trovavamo nessuno per farla e ci ha guidato dettagliatamente su come proseguire la cura per i 4 giorni successivi”.

“Domenica 14 febbraio, però, mia madre si è però aggravata e abbiamo dovuto ricoverarla al NOC, ad Ariccia. Mia madre si è ritrovata abbandonata in un’ospedale, curata per insufficienza renale e polmonite bilaterale, apparentemente in modo efficace, ma senza la possibilità di vederci, neanche in videochiamata. Non è stato possibile per noi nemmeno darle un ultimo saluto. Giovedì 18 febbraio se ne è andata, ufficialmente per arresto cardiaco”.

“La mia rabbia” conclude Maurizio “non è solo per la perdita di mia madre, che evidentemente era destino che se ne andasse. Quello che non posso accettare è il modo: mia madre è stata abbandonata al suo destino, nell’indifferenza e senza alcun aiuto. Un aiuto che, per diritto, le sarebbe spettato. Mi auguro che non capiti ad altre persone di vivere un’esperienza così dolorosa”.

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Valentina INFO

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