Slow Wine Fair, day by day

Slow Wine Fair, day by day

(Adnkronos) – Bologna, 26 febbraio: benvenuti a Slow Wine Fair. Quest’anno ci siamo anche noi. La redazione di Vendemmie parteciperà quotidianamente all’evento; per l’occasione abbiamo deciso di raccontarvi “day by day” i momenti salienti di ognuna delle tre giornate.  
L'evento inaugurale
 Il primo appuntamento a cui non siamo mancati è stato l’incontro inaugurale, dal titolo “ll futuro del vino è buono, pulito e giusto”, il primo dei tre convegni che ogni giorno riempiono “l’agenda del giornalista”. La manifestazione, organizzata da BolognaFiere e Sana con la direzione artistica di Slow Food, prende infatti ispirazione proprio dal manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto, con l’obiettivo di riunire tutti i protagonisti della filiera vino per mettere in atto una rivoluzione all’insegna della sostenibilità ambientale, la tutela del paesaggio, la crescita sociale e culturale delle campagne. Gli interventi di Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere, di Matteo Lepore, Sindaco di Bologna, di Alessio Mammi, Assessore all’Agricoltura Regione Emilia-Romagna, di Daniele Ara, Assessore Agricoltura Comune di Bologna, di Brunella Saccone, Dirigente Ufficio Agroalimentare e Vini, Agenzia ICE, di Barbara Nappini, Presidente Slow Food Italia, di Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio, di Pau Moragas Bouyat, Vignaiolo presso L’Olivera, Spagna, Sabiha Apaydın Gönenli, Portavoce della comunità Slow Food “Heritage Vines of Turkey” e sommelier del ristorante Mikla, Turchia, moderati da Luca Ferrua, Direttore Il Gusto, che apre così: “
Il 2023 ha tutte le caratteristiche per essere un anno che cambierà la storia del vino.

Questo luogo e questi giorni saranno, oltre a un momento di degustazione, un momento importante di confronto, perché le aziende che partecipano a Slow Wine Fair non sono abituate soltanto a produrre bottiglie ma contenuti e pensieri”.  
Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere: “Il ruolo delle fiere è centrale in questo 2023, un supporto a chi produce, vende e mette sul mercato il proprio prodotto, un'occasione per riflettere e mettere a punto strategie e sistemi di confronto. Sana vuole diventare sempre di più il luogo dove ragionare dell’ agroalimentare di qualità, con attenzione al locale ma anche di export”. 
Alessio Mammi, Assessore Agricoltura Regione Emilia-Romagna: “Tre ragioni. La prima: l’Emilia Romagna è considerata la Food Valley e il cuore agroalimentare enogastronomico dell'Italia con tanti e importanti presidi slow food. Al di là della quantità qui è fondamentale la qualità che mettiamo al centro non solo dal punto di vista organolettico ma anche del processo produttivo, lavoro e qualità della filiera. Sono oltre ventimila le famiglie impegnate in Emilia nella filiera vitivinicola, un grande patrimonio ambientale e culturale”.
 
Daniele Ara, Assessore Agricoltura Comune di Bologna: “Bologna è il cuore di una regione che fa della qualità agroalimentare un elemento distintivo, un aspetto che vogliamo portare anche in città. Stiamo cercando di costruire una food policy della città e formare i nostri cittadini, in particolare le nuove generazioni. Saper bere vino di qualità è un fatto di cultura che va trasmesso ai nostri ragazzi. Bologna, al centro di un sistema di eccellenza e protagonista di nuovi consumi”.
 
Brunella Saccone, Dirigente Ufficio Agroalimentare e Vini, Agenzia ICE: “Curioso paradosso. Abbiamo raggiunto un livello di export di 8 miliardi di euro, un livello mai toccato fino ad oggi, e al tempo stesso stiamo subendo l’attacco mediatico più grande della storia. L’imperativo della qualità sembra abusato ma dobbiamo spiegare proprio questo: spiegare che noi attraverso la produzione del vino rispettiamo suoli e territori, manteniamo viva la biodiversità. E Slow Wine ci sta riuscendo benissimo."
 
Barbara Nappini, Presidente Slow Food Italia, “Slow food coalition è un modo di esserci, la narrazione di qualcosa di più ampio. DI un buon numero di produttori vitivinicoli nel mondo che si sono incamminati su questo preciso percorso. Serve una produzione alimentare e vitivinicola che garantisca un futuro buono pulito e giusto, tutela della biodiversità, salvaguardia della fertilità del terreno e senso di responsabilità per i territori e paesaggio”. 
Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio: “Il futuro è sicuramente del mondo bio e di una agricoltura che con le buone pratiche del biologico si rende sempre più sostenibile. L’obiettivo futuro per l’Europa è triplicare le superfici bio. L’Emilia Romagna ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni, e di fronte a questa sfida la viticoltura sta portando un contributo straordinario: il 19% del vigneto italiano è bio; il vino bio sta crescendo dal punto di vista del mercato con un +18% di export. Lo scorso anno erano 750 i produttori, oltre il 50 % erano bio. Un’alleanza importante che vogliamo rafforzare sempre di più in futuro. Il vino italiano è legato al territorio, le denominazioni di origine sono la nostra forza con un metodo produttivo che lo rispetta. Valori forti sia per i viticoltori che per le piccole aziende e le comunità locali”. 
Pau Moragas Bouyat, Vignaiolo presso ’Olivera, Spagna: “Slow Wine Fair mette al centro la riflessione, le persone e la politica. Io sono qui in rappresentanza di un gruppo, l'Olivera, una squadra che lavora la terra e produce vino e olio con persone che hanno l’obiettivo della sostenibilità, la conservazione del paesaggio, l’economia locale. Su ogni etichetta di vino i nomi di tutti coloro che compongono l’azienda e partecipano per produrlo. In questo mondo del vino dove spesso la individualità è il più forte elemento di comunicazione, noi pensiamo alla collettività, perché il vino è un lavoro collettivo. Anche con i consumatori siamo un gruppo: i consumatori sono complici della nostra attività, legati al nostro lavoro. Senza di loro niente avrebbe senso”. 
Sabiha Apaydın Gönenli, Portavoce della comunità Slow Food “Heritage Vines of Turkey” e sommelier del ristorante Mikla, Turchia: “Sono un membro della Heritage Wines of Turkey, un comitato che tutela promuove e valorizza i vitigni storici in Anatolia, dove la viticoltura e il vino sono sempre stati parte del patrimonio culturale. Lo sviluppo economico a partire dal XX Secolo, il cambiamento demografico e la concorrenza con altri prodotti stanno portando alla scomparsa dei nostri vitigni storici. Il nostro obiettivo è quello di portare l’attenzione dei viticoltori turchi e dei consumatori turchi e internazionali sul valore del nostro patrimonio autoctono. Sono vini eleganti la cui eredità storica si riflette nel gusto e sono vini espressione del terroir di provenienza. Il nostro obiettivo è far sì che questa eredità passi alle generazioni future.” Una domenica dedicata a un pubblico di appassionati. Ecco che cosa ha trovato chi ha acquistato il biglietto. 
750 cantine, il 50% in più rispetto all’edizione 2022, la metà delle quali certificate biologiche, biodinamiche o in conversione, provenienti da tutte le regioni italiane e da 21 Paesi dei cinque continenti, e oltre 3.000 etichette. È stata questa l’accoglienza per gli appassionati – domani lunedì e martedì saranno le giornate dedicate ai buyer e professionisti – che hanno avuto la possibilità di scoprire i vini frutto di un’agricoltura sostenibile. Le parole d’ordine rimbalzate tra i banchi dei produttori sono state biodiversità, tutela del paesaggio agricolo, uso ponderato delle sue risorse, crescita culturale e sociale delle comunità contadine, oltre a una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori che questo sia l’indirizzo necessario da prendere.  
Storie dal mondo: “Vino e comunità”
 Tra i convegni gratuiti che abbiamo scelto di seguire c’è quello legato al vino ma soprattutto al dialogo: “Vino e comunità”, storie di cooperazione tra produttori. Vino e comunità, perché l’esperienza ci insegna che l’unione fa la forza e che stabilire alleanze, in un dialogo costante, è l’impulso giusto per affrontare le sfide future. Lo hanno raccontato il gruppo Vignerons et Terroirs de Lantignié in Francia al Presidio croato del Vin de Rosa, dai casi tutti italiani di Mamojada e SoloRoero fino all’esperienza solidale di Olena Motuzenko dall’Ucraina che afferma: “Siamo pieni di entusiasmo. In questo anno di guerra abbiamo assistito a un fenomeno importante, si chiama solidarietà. Il mondo del vino è identico, è cultura solidale. Metà delle nostre superfici vinicole oggi sono sotto i bombardamenti russi. I vignaioli ucraini sono rimasti allo stesso posto, vicino alle loro terre, impensabile abbandonare le proprie vigne. Da tre anni ci stiamo gemellando con molte cantine italiane, così come stiamo gemellando le nostre strade del vino. Stiamo dando vita a un movimento di comunità, di unione e alleanze”.   
I nostri migliori assaggi
 Non potevamo perderci l’occasione di curiosare tra i banchi di assaggio. Di seguito vi raccontiamo alcune delle etichette che più ci hanno più emozionato. 

Abbazia di Novacella Praepositus Sylvaner 2021 Alto Adige Valle Isarco DOC

 Da suoli morenici e vigne poste tra i 650 e i 750 metri di altezza, nasce questa incredibile espressione di Sylvaner, vendemmia 2021. Fermentazione e vinificazione 60% in acciaio, 30% in botti di acacia da 30 ettolitri, 10% in barrique ha sfumature giallo oro, profumi di albicocca, fiori di sambuco, pera e mela matura. Palato elegante, sapido minerale, chiude con un tocco di mandorla dolce. 

Barone Pizzini Franciacorta DOCG Animante L.A.

 Cuvée di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco con oltre 70 mesi di permanenza sui lieviti, la sboccatura avviene senza dosaggio alcuno, è l’anima della cantina Franciacortina Barone Pizzini, realtà con oltre vent’anni di lavoro bio in vigna e in cantina. Sorso profondo, cremoso, ampio, verticale, profuma di agrumi, fiori, mela verde, erbe aromatiche. Finale lunghissimo e persistente, chiude con un tocco sapido salmastro. Un vino che racchiude in sé la natura viva di tutti i vigneti Barone Pizzini. 

Calatroni Vini Metodo Classico Poggio dei Duca Pas Dosé Oltrepo Pavese Pinot Nero DOCG

 L’Oltrepo Pavese intenso, dinamico, da sole uve Pinot Nero coltivate nel comune di Rocca de’ Giorgi, vigna Il Poggio, in passato di proprietà della famiglia Duca. Situata a 540 metri di altezza, è la vigna più alta dell’azienda con oltre 40 anni di età. Un Pas Dosé vendemmia 2018 e 48 mesi di affinamento sui lieviti che spicca per la riconoscibilità del varietale, le sensazioni mineralità e fresche, la forza dirompente del Pinot Nero.  

Castello Tricerchi Brunello di Montalcino 2018

 Sangiovese 100%, invecchiato per oltre due anni in botti di rovere. Straordinario! Un Brunello di Montalcino buono buono. Naso ampio, floreale e fruttato. Al palato si sviluppa in lunghezza, con un incedere gustativo piuttosto leggero ma di grande piacevolezza.  

Ceretto Barolo 2018

 Dalla tenuta Monsordo Bernardina, legata storicamente alla storia d’amore fra Vittorio Emanuele II e la Bella Rosina, nasce questo Barolo DOCG da sole uve di Nebbiolo, raccolte nei comuni di La Morra, Barolo e Serralunga. Rosso rubino brillante, mostra un bouquet di frutta rossa matura, floreale e speziato. Il sorso è ampio, elegante, morbido e di lunghissima persistenza.  

Conte Vistarino 1865 Pinot Nero Dosaggio Zero 2016

 Il metodo classico di bandiera, dedicato alla memoria del Conte Augusto Giorgi di Vistarino, è un Pinot Nero di grande struttura reso ancora più importante dal lungo affinamento in cantina. 60 mesi di permanenza sui lieviti e almeno altri 6 mesi di sosta in bottiglia, portano nel calice sfumature oro e un perlage di grande raffinatezza. Naso ampio di profumi floreali, note di tostature, cedro e lime. Palato di grande armonia e persistenza  

Donnafugata Ben Ryé 2020 Passito di Pantelleria

 L’espressione più pura dell’isola Pantesca, un passito di uve stese al sole sui graticci che incarna la tradizione siciliana. Un vino straordinario, dal bouquet ampio, ricco di profumi di zafferano, uva passa, mandorle e nocciole tostate, fiori di zagara, pan di zenzero, mela cotogna. Al palato è una profusione di dolcezza integrata da una acidità a tratti salmastra. 

Planeta Controdanza 2020 Sicilia Noto DOC

 85% Nero d’Avola, 15% Merlot nasce nel terre bianche di Noto su terreni a 70 metri sul livello del mare. Una contrapposizione e un connubio unico che ricorda la Controdanza, un ballo di tradizione rurale i cui protagonisti si muovono con eleganza in un gioco di contrapposizioni e di intese. Naso ampio di frutta rossa matura, ciliegia in confettura, spezie, erbe mediterranee. Palato strutturato, morbido, voluminoso. 

La Leccia Cantagrillo IGT Trebbiano 2020

 Vendemmia tardiva di uve Trebbiano (solo 2512 bottiglie prodotte) maturate in barrique di rovere e acacia, più un anno di affinamento in bottiglia, è un grande vino bianco da servire quasi alla temperatura di un rosso. Gastronomico, intenso, unico, vuole dare lustro a un grande vitigno troppo spesso poco valorizzato.  
Bologna: dove mangiare?
 Dove mangiare al termine della prima giornata di Slow Fair? Sicuramente a Bologna con il suo bellissimo centro storico a pochi passi dalla fiera, che vi suggeriamo di visitare. Abbiamo selezionato per voi dieci ristoranti che meritano una visita anche per la selezione attenta del vino con carte davvero interessanti: Bologna in cucina e in cantina, tradizione e non solo con dieci indirizzi da ricordare.  Andkronos – Vendemmie —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Redazione 2

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