Scuola “in confusione”, gli studenti del “Volterra” (Ciampino) scendono in Piazza della Pace

Scuola “in confusione”, gli studenti del “Volterra” (Ciampino) scendono in Piazza della Pace

Stamattina un buon numero di studenti (circa 50) del Liceo Scientifico “Vito Volterra” di Ciampino si è ritrovato, con diversi striscioni a tema, nella centralissima Piazza della Pace per aderire alla manifestazione pacifica contro la didattica a distanza, che non solo sta distruggendo una socialità fondamentale in età non soltanto adulta, ma anche (e forse soprattutto) adolescenziale, ma sta rappresentando la soluzione più “comoda” rispetto a quella auspicata dai ragazzi: un ritorno in presenza e in sicurezza negli Istituti.

Abbiamo dato voce alle loro proteste, ascoltando 4 rappresentanti della rinomata scuola superiore ciampinese.

Perché siete qui e contro chi e cosa state manifestando?
Teniamo a sottolineare che non stiamo manifestando contro la nostra scuola, la nostra preside, i nostri docenti o il personale ATA” ci ha detto Camilla. “La nostra è una protesta contro le istituzioni, che troppe volte mettono la scuola in secondo piano. Le nuove direttive del Governo, secondo cui alcuni ragazzi dovrebbero entrare in classe alle 10 e uscire alle 15-15.30, arrivando a casa alle 16.30, per noi sono inaccettabili. Oltre alla scuola, noi abbiamo una vita: abbiamo amici, frequentazioni di persone e di luoghi, attività sportive e non è possibile né pensabile tornare a scuola nelle modalità suggerite dal Governo. Quindi noi oggi siamo in piazza per far capire il nostro malcontento e per dare voce a tutti quegli studenti che da questa situazione usciranno nella maniera peggiore“.

Siamo contenti di questa manifestazione e della partecipazione, anche se siamo in numero esiguo” ha commentato Daniele. “Dobbiamo rispettare le normative vigenti, se ne avessimo avuto la possibilità saremmo stati anche di più“.

Com’è stata organizzata la vostra scuola negli ultimi mesi dal punto di vista degli ingressi? Spesso si è entrati nel pomeriggio, questo ha creato certamente disagi…
Per quanto riguarda le entrate, nel pomeriggio ci sono state solo quelle per i corsi pomeridiani” ha risposto Toni. “La nostra scuola, comunque, ha consentito l’ingresso da più cancelli, in modo da differenziare le classi ed evitare assembramenti durante l’entrata e l’uscita“.

Molti alunni non hanno dispositivi di qualità o buone connessioni a Internet. Sul piano della fruibilità delle lezioni, si sono registrate difficoltà con la didattica a distanza?
Fortunatamente no, anche se” ha spiegato Camillaci sono sempre alunni che non hanno la disponibilità di un tablet o di un computer. La nostra scuola si è comunque mobilitata, ma all’inizio, ormai un anno fa, non tutti gli studenti potevano permettersi dei buoni dispositivi e questo li ha penalizzati. Questo è uno degli svantaggi della DAD“.

Diversi ragazzi hanno dispositivi di scarsa qualità” ha confermato Pabloe i professori si ritrovano a dover chiedere 2-3 dispositivi per i compiti in classe. Il problema è soprattutto per famiglie con difficoltà economiche o in situazioni dove anche ad altri componenti possano servire quei dispositivi in quel preciso momento. Peraltro, noi ci ritroviamo a dover stare davanti al computer anche 12 ore e i docenti ci caricano di compiti pensando che, stando a casa, abbiamo molto tempo libero“.

Quanto ha influito questa nuova modalità di fare scuola a livello psicologico e quanto sta influendo ancora? Oggi il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha detto esplicitamente che la DAD sta distruggendo la socialità.
Sicuramente la didattica a distanza ha avuto un impatto psicologico notevole e molto negativo, perché la scuola” ha argomentato Toninon è solo il luogo dove si imparano le varie materie, ma è anche un luogo in cui prevale l’interazione sociale tra studenti, che possono confrontarsi e aiutarsi a vicenda nelle difficoltà, cosa che, ovviamente, con la DAD è molto più complicata“.

La situazione è molto pesante” ha sottolineato Pablo. “La didattica a distanza distrugge uno studente. Uno degli striscioni che abbiamo oggi con noi recita ‘La scuola sicura non si chiude’, perché noi vogliamo tornare a scuola e tornarci bene. C’è anche uno studio della BBC che dimostra che uno studente in didattica a distanza cade in depressione e perde la sua routine: alzarsi alle 7 di mattina, andare a frequentare le lezioni, fare sport nel pomeriggio, uscire, è ciò che ci permette di mantenere mentalmente svegli. Ora siamo tutti ‘addormentati’ e, anche se dall’esterno può non sembrare, la didattica a distanza è molto più stressante di quella in presenza“.

La DAD rende la scuola molto meno vivibile” ha detto Danielema è comunque migliore rispetto all’altra alternativa, quella dell’entrata alle 10. Certo, la DAD dovrebbe essere un provvedimento temporaneo e puramente emergenziale in attesa di un ritorno a scuola in presenza e in sicurezza“.

Cosa chiedete al Governo e al Ministero dell’Istruzione?
Sicuramente un ampliamento dei trasporti, perché non ci sono corse né mezzi” ha dichiarato Camilla. “Il problema principale dell’uscita alle 15 è che il primo treno per molti ragazzi è alle 15.45. Mettiamoci, poi, il viaggio fino a casa. Chiediamo, dunque, un ampliamento dei trasporti e più autonomia alle scuole e ai presidi, affinché possano gestirsi e organizzarsi nel miglior modo possobile“.

Serve anche” ha aggiunto Tonimaggiore considerazione da parte del Governo. Spesso si fanno leggi, proposte e normative senza consultare chi le deve rispettare. Si pensi all’ingresso alle 10, che non tiene conto delle famiglie dove i genitori lavorano ma devono accompagnare a scuola i ragazzi“.

Secondo me” ha proposto Pablobisognerebbe anticipare l’entrata come fatto all’inizio dell’emergenza, alle 8 e alle 9, aumentando, però, le corse dei mezzi, perché in questo senso non c’è stato alcun investimento e i mezzi, essendo congestionati, hanno portato a un aumento dei casi di Covid“.

Mi associo alle richieste dei miei compagni, soprattutto per quanto riguarda la considerazione che il Governo deve avere” ha concluso Daniele. “I problemi sono tanti, ma è mancato un confronto alla base. Se ci fosse stato un ascolto agli albori della questione, i problemi sarebbero emersi subito e i presidi avrebbero detto che la situazione sarebbe stata invivibile per gli studenti. Basterebbe che ai tavoli con la Regione fossero presenti rappresentanti delle istituzioni scolastiche, in modo da creare un ecosistema vivibile per tutti“.

Luca Rossetti

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Redazione

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