Scandalo Ares/Regione Lazio: l’ Ares dichiara codice rosso per i conti.

Scandalo Ares/Regione Lazio: l’ Ares dichiara codice rosso per i conti.

Nonostante un processo di internalizzazione in corso, l’azienda regionale del soccorso dichiara di avere un buco economico enorme e superiore agli altri anni +190%, questo perchè le continue esternalizzazioni fanno si che le casse dell’azienda si svuotino in maniera più veloce.

Uno dei danni più importanti è stato proprio quello legato all’emergenza covid dove l’azienda medesima ha deciso di richiamare autisti in pensione pagandoli 30 euro l’ora (ricordiamo che la figura professionale da autista soccorritore non può essere remunerata tramite una p. iva), infermieri e medici chiamati anch’essi a partita iva, agenzie interinali come manpower e lavoranti che hanno svolto il servizio pubblico a nostre spese fornendo gli autisti, anch’essi selezionati senza criteri e sbattuti fuori dopo un anno di servizio sotto pandemia, creando precariato.

Chiediamo spiegazioni a Paola Corradi, direttrice generale, la quale era stata ben avvisa e informata del debito pubblico che si sarebbe creato, una situazione incresciosa denunciata da Confail, la quale continua a chiedere incessantemente di poter accelerare lo scorrimento delle graduatorie in essere e di poter fare degli avvisi per titoli e colloqui per autisti, soccorritori e infermieri!

Cosa che era già stata fatta da altre regioni sotto pandemia, vedi Campania, Toscana ed Emilia Romagna.

Ad oggi continuano a montare per la maggior parte del personale gente non formata, questo perché Ares ha deciso di reclutare infermieri da una graduatoria ospedaliera (lavoro completamente diverso da quello del territorio), autisti che in passato per la maggior parte di loro non erano inerenti al lavoro richiesto, e soccorritori che ancora sono un punto interrogativo.

Facendo cosi il debito pubblico dell’azienda e quindi della regione aumenta, in quanto si continua ad esternalizzare.
Il processo di internalizzazione più semplice è quello fatto dalla Puglia, da visionare attentamente, con personale qualificato, pronto e con un risparmio del 90% per la Regione.

Lo dichiara la Confail sindacato autonomo e i suoi segretari, pronti a settembre a scendere in piazza per i diritti di 1.600 sanitari formati e pronti ad entrare nel pubblico. Bloccati e con il posto di lavoro praticamente perso dopo anni di lavoro questo grazie burocrazia italiana e dagli interessi legati agli appalti privati!

Ad oggi Ares 118 perde ricorsi, fa uscire delibere legate all’acquisizione di postazioni nuove, postazioni dove ad oggi lavorano i dipendenti facenti parte dei 1.600 del comparto privato, sfruttati, demanzionati e poi esclusi per criteri inutili e bandi scritti male, la Uoc -Ares 118, continua a deliberare ma la domanda è, come fanno ad acquistare immobili se hanno un debito del +195%? Conclude la nota stampa del Confail.

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