Roma, Sanità per la terza età, i medici: “Cambiare prospettiva, serve maggiore sinergia”

Roma, Sanità per la terza età, i medici: “Cambiare prospettiva, serve maggiore sinergia”

Roma – “Non possiamo più pensare di lavorare a compartimenti stagni, non esiste quello che funziona meglio di un altro o quello che serve di più di un altro, dobbiamo mettere a sistema ciò che abbiamo perché la sanità è una e non possiamo dividerla in pezzi, serve sinergia ospedale-territorio, dobbiamo cambiare prospettiva e pensare alle varie attività da svolgere insieme”. Lo ha detto Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri di Roma (Omceo), intervenendo all’incontro ‘La sanità per la terza età’ svoltosi ieri pomeriggio nella sala convegni dell’Ordine.

È un messaggio chiaro quello che vuole lanciare Magi: “Dobbiamo uscire dagli schemi, qualcosa di nuovo si fa solo abbandonando i vecchi schemi”. “Nel 2025 ci saranno sei over 65 e mezzo per ogni bambino, questo significa che ogni bimbo avrà sulle spalle 6 persone e mezzo. Allora o cambiamo sistema e veramente la razionalità di quello che facciamo o ci troveremo nei guai“, ha concluso.

grafiche aprile 2022

“Oggi in Italia gli ultra 65enni sono 14 milioni, gli ultra 75enni sono 7 milioni e gli ultra 80enni sono 4 milioni. Sono numeri che ci dimostrano come la vecchiaia si sia allungata, è la prima volta che accade con cifre così grandi. Questo, però, crea anche notevoli problematiche perché non sappiamo come affrontare questo allungamento della vita. Il Covid ha fatto emergere una profonda contraddizione: da una parte abbiamo una società sempre più longeva ma dall’altra non sappiamo come mantenerla. I 150mila morti anziani avuti durante la pandemia sono una dimostrazione di questa profonda contraddizione”. Lo ha detto Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, intervenendo all’incontro ‘La sanità per la terza età’.

grafiche aprile 2022

Alla luce di questo scenario secondo Paglia “è indispensabile una nuova prospettiva: gli anziani devono poter restare nelle loro case all’interno di un continuum assistenziale. La società deve prendersi cura di tutti i suoi anziani avendo quello dell’abitazione come obiettivo”. Paglia, che è stato anche presidente della Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana istituita a settembre 2020 dal ministro della Salute, calcola come “una presa in carico di questo tipo porterebbe a un risparmio di 6-7 miliardi di euro“. Il punto per il Monsignore è “una rinnovata prospettiva di assistenza domiciliare integrata. La scissione tra sociale e sanitario – continua Paglia – non permette un intervento adeguato – con il risultato – che oggi venga praticata un’unica soluzione: gli anziani o nelle case, spesso da soli, o negli istituti. È necessario un cambiamento”.

Così Giovanni Carnovale, coordinatore dell’incontro, ha sottolineato come “sia necessario valorizzare la terza età, ossia uscire da quella struttura mentale per cui l’anziano, nei suoi ultimi anni di vita, deve solo andare a riposare”. Per il membro del Consiglio direttivo Omceo “si deve andare verso un modello di assistenza domiciliare integrata e dunque bilanciare la linea che tende alla residenza sanitaria assistita e quella che considera l’anziano un valore aggiunto della famiglia. Bisogna bilanciare i due rapporti e cercare di evitare quelle criticità che abbiamo vissuto durante la pandemia dove questo argomento si è esasperato e abbiamo vissuto delle esperienze negative lì dove l’anziano sarebbe potuto rimanere nella sua casa”, conclude Carnovale.

Fonte: Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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