Quando l’Educazione Civica diventa realtà

Quando l’Educazione Civica diventa realtà

Dall’anno scorso è tornata in vigore nelle scuole l’Educazione Civica. Tanto invocata per parlare ai giovani di valori e comportamenti corretti in una società che spesso ne sembra orfana, la materia però non ha un professore dedicato. L’Educazione Civica oggi difatti è trattata quasi fosse una materia di serie B e lo spazio da dedicare a questa disciplina, viene ricavato sottraendo ore di insegnamento ad altre materie. A comprendere l’importanza di trasferire valori e senso civico, al liceo Vito Volterra di Ciampino, il professore Alessandro Malantrucco, insegnante di Religione.

Il professore, con un progetto avviato nel 2006, ha attivato un presidio della famosa associazione Libera, che non fa direttamente parte del piano di insegnamento di Educazione Civica nelle classi assegnate, ma ne fornisce la struttura portante e le risorse di lavoro accumulate in 15 anni di esperienze in rete su tutto il territorio nazionale.

Ispirandosi ai principi di legalità e giustizia sociale gli studenti del quinquennio del liceo Volterra in orario extra-scolastico, purtroppo ancora a distanza, si muovono per conoscere in modo veritiero, tra le piaghe che affliggono la società, alcuni degli argomenti meno affrontanti nelle scuole. Mafia, corruzione, sfruttamento del lavoro, usura, memoria delle vittime innocenti e uso sociale dei beni confiscati: questi solo alcuni dei temi di cui l’associazione Libera si occupa.

Più in generale Libera è impegnata “per la giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una politica trasparente, per una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, per una memoria viva e condivisa, per una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione”. Ecco allora che un gruppo di studenti guidati da un professore intraprendente, durante il loro quinquennio, si occupa di tematiche che non rientrano nella loro formazione scolastica, ma che contribuirà a farli diventare cittadini informati e ispirati da principi di giustizia.

Incontriamo per conoscere meglio questa interessante realtà, il professore Malantrucco.
Professore come nasce questo progetto e quali sono le sue finalità?
Il nostro presidio scolastico di Libera è nato da un’intuizione suscitata dall’incontro con i ragazzi di Locri, quando vennero a testimoniare la loro esperienza nel nostro liceo a febbraio del 2006. Chi ha buona memoria ricorderà che la loro protesta contro la ‘Ndrangheta suscitò una fortissima attenzione da parte dell’opinione pubblica quando si organizzarono scendendo nelle strade della cittadina calabrese, dove il 16 ottobre 2005 era stato assassinato il vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria Francesco Fortugno, con uno striscione che sfidava apertamente la mafia locale gridando “Adesso ammazzateci tutti!”.

Quei due studenti venuti a trovarci, liceali come i nostri, ci spiegarono che in realtà si trattava dell’ennesimo omicidio mafioso di una lunghissima e drammatica sequenza, di cui erano rimasti vittime anche loro amici molto giovani. Lamentavano che i mass media si accorgessero di quanto stava avvenendo nella loro città solamente quando veniva assassinato un importante uomo politico, ignorando tutte le altre vittime. Ma la cosa che ci impressionò maggiormente fu il racconto delle pesantissime intimidazioni, fino alle minacce di morte, che questi ragazzi subivano in forma anonima persino all’interno della loro stessa scuola.

Questo fu il campanello d’allarme che fece scattare la nostra attenzione. Personalmente mi resi subito conto che se una simile dinamica si realizzava in un liceo calabrese, si sarebbe ugualmente potuta in seguito replicare in una scuola come la nostra, se non avessimo attivato in tempo strategie preventive. Decisi quindi di proporre al mio istituto di aderire alla rete di Libera, iniziativa immediatamente ed entusiasticamente appoggiata dall’allora Preside Rosa Di Muzio e che vide l’adesione di una quindicina di studenti, autentici pionieri di questa esperienza, con cui partecipammo il 21 marzo 2006 alla XI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime innocenti delle mafie a Torino.

L’esistenza di questa particolare realtà scolastica ha quindi lo scopo di realizzare iniziative atte a costruire una conoscenza ed una coscienza che permettano ai nostri studenti di saper fronteggiare con i mezzi della cultura fenomeni criminali anche mafiosi, soprattutto in vista delle loro prossime scelte di studio, professionali e di vita, una volta che si diplomeranno e lasceranno il nostro liceo.

Quanti sono gli studenti che partecipano al suo progetto quest’anno e di cosa si occupano?
Il Presidio scolastico di Libera vede impegnati quest’anno 8 docenti e 65 studenti, suddivisi in tre gruppi di lavoro che si riuniscono settimanalmente per un’ora in collegamento video, alternati anche ad incontri plenari. Il compito che ci siamo dati nel presente anno scolastico è di studiare il rapporto sociologico sul clan dei Casamonica – che è l’associazione criminale, recentemente riconosciuta di stampo mafioso, maggiormente presente sul territorio della nostra comunità scolastica – commissionato dall’Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza della Regione Lazio all’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, realizzato dalla Dr.ssa Ilaria Meli sotto la direzione del Prof. Nando Dalla Chiesa e pubblicato a luglio 2021.

Il nostro obiettivo è contrastare i fenomeni mafiosi in atto sul nostro territorio con gli strumenti della conoscenza e della cultura, innalzando la percezione della pericolosità di una realtà criminale per troppo tempo sottovalutata, com’è quella del clan dei Casamonica, e mobilitando in tal modo tutte le energie positive e le realtà civili attive presenti attorno a noi. L’attenzione suscitata da questo nostro lavoro presso il vostro giornale è un esempio concreto di quanto intendiamo contribuire a realizzare.

Quali sono le esperienze che più colpiscono i ragazzi?
Certamente l’esperienza che lascia maggiormente il segno è l’incontro con i famigliari delle vittime innocenti della mafia. Le loro storie sono delle ferite aperte nel corpo della nostra società. Il 70% di loro non conosce la verità e non ha ottenuto giustizia rispetto alla morte dei propri cari.

Molte di quelle vicende sono capitate a loro per un particolare caso, ma sarebbero potute capitare a chiunque di noi, e lo potranno ancora in futuro, se non faremo tesoro di quanto ci raccontano. Il dolore e la rabbia di questi famigliari, trasformato in memoria e impegno accettando di portare avanti una testimonianza così pesante e complessa, anche emotivamente, è una risorsa capace di incidere sulle coscienze degli adolescenti.

Poi ci sono i viaggi. Siamo stati a Locri, a Casal di Principe, a Palermo, vedendo con i nostri occhi i luoghi della violenza mafiosa e dell’impegno civile di tante persone comuni e speciali che la combattono costruendo realtà positive di lavoro e di studio. Ci siamo uniti in tante città italiane alle migliaia di persone da tutto il Paese che il 21 marzo di ogni anno si radunano per ricordare le vittime innocenti delle mafie. Incontrare queste realtà di persona, ascoltare in silenzio il lunghissimo elenco dei nomi di coloro che non sono più tra noi per mano della mafia, sono esperienze che fanno riflettere e maturare tutti, e in modo particolare gli adolescenti.

In terzo luogo è molto importante per le ragazze ed i ragazzi avere la possibilità di divenire protagonisti attivi di iniziative di costruzione di una società civile positiva. Abbiamo così organizzato negli anni campagne di sensibilizzazione, percorsi di approfondimento e progetti di ricerca che hanno visto gli studenti attori principali e non semplici destinatari passivi della propria crescita. Voglio ricordare in particolare due iniziative che hanno avuto un impatto importante sui nostri adolescenti. Nel 2014-2015 abbiamo realizzato un’indagine conoscitiva sulla percezione del fenomeno del pizzo, denominata “Roma vista racket”.

Gli studenti hanno proposto un questionario anonimo ai commercianti del nostro territorio e ne hanno elaborato le risposte, ricavando in tal modo dei dati significativi sulla presenza di questo fenomeno criminale. E soprattutto dal 2010 al 2018 abbiamo organizzato 11 concerti studenteschi, in 10 edizioni a Stazione Birra a Morena e in una sola occasione all’Orion Live a Ciampino, chiamando ad esibirsi su questi importanti palchi band provenienti da molte scuole superiori di Roma e provincia. Ideando il format di “Libera un’altra Italia” abbiamo raccolto 6.000 persone tra il pubblico, che hanno potuto ascoltare le testimonianze di tante persone impegnate nel contrasto civile alle mafie, e più di 20.000 euro destinati a diversi progetti educativi di Libera. Qui gli studenti hanno mostrato di dare il meglio di sé, impegnandosi e anche divertendosi in modo consapevole e formativo.

In tanti, forse quasi tutti, al termine degli studi scolastici si allontana da questa esperienza. Qualcuno invece è rimasto nell’ambito di Libera?
Tra le centinaia di studenti passati in 15 anni attraverso questa esperienza, alcuni sono attualmente impegnati a Libera o in altre realtà associative di impegno civile o politico. È un numero piccolo, in verità. Ma a mio avviso ciò che conta di più, il vero obiettivo della formazione che offriamo alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, è seminare e far germogliare conoscenza e coscienza da far fruttare in ogni campo della vita e della partecipazione sociale. A volte capita che ci tornino indietro feedback interessanti in questo senso.

L’ultima occasione si è presentata pochi giorni fa, quando una studentessa diplomata nel 2012 e ormai laureata, mi ha contattato per coinvolgere Libera in un progetto di volontariato promosso da una importante e nota azienda nazionale per cui lei ora lavora, perché memore in particolare di una di quelle esperienze di viaggio e di incontro che hanno contribuito a formarla negli anni del suo percorso di studi al Volterra. Spero e credo che siano molti i ragazzi e le ragazzi, oggi divenuti uomini e donne, che a nostra insaputa stiano contribuendo a rendere migliore il nostro Paese.

di Emanuele Scigliuzzo

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AutoreL

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