Pomezia, navigare verso il Benessere: la vela come terapia nel Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche

Pomezia, navigare verso il Benessere: la vela come terapia nel Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche

Pomezia – Immagina il vento che soffia dolcemente sul viso, il suono delle onde che accarezzano la barca e l’orizzonte che si estende infinito. In questo contesto di bellezza naturale, lontano dal caos quotidiano e dagli ambienti artificiali, si svolgono le esperienze di cura con la barca a vela promosse dal Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche della Asl Roma 6 – Servizio TSMREE (Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione Età Evolutiva), Distretto di Pomezia.

Queste attività non sono solo una fuga momentanea, ma un viaggio verso la riscoperta di sé stessi, un cammino di riabilitazione e crescita personale.

Da decenni, la vela è stata integrata nei programmi di riabilitazione psicosociale per minori coinvolti nel circuito penale e per persone con diverse patologie organiche, sia adulti che bambini. Queste esperienze, supportate con passione dalle educatrici e dagli educatori, hanno dimostrato di avere un impatto significativo sulle condizioni generali dei partecipanti.

La vela offre un’esperienza unica, che sembra contrastare il “deficit di natura”. Vivere in ambienti urbani e artificiali può limitare la piena realizzazione del Sé. La barca a vela, invece, riporta le persone a contatto con l’ambiente naturale, favorendo una connessione profonda con gli elementi e stimolando sensazioni di libertà e pienezza.

Partecipare a corsi di vela comporta benefici in molteplici ambiti della vita. Sul piano relazionale, la vita di bordo richiede collaborazione, fiducia reciproca e comunicazione efficace. Ogni membro dell’equipaggio ha un ruolo importante e il successo della navigazione dipende dall’armonia del gruppo. Questo aspetto è fondamentale per chi affronta difficoltà relazionali, poiché offre un’opportunità per costruire legami positivi e sviluppare competenze sociali.

Dal punto di vista cognitivo, navigare richiede attenzione, pianificazione e capacità di problem-solving. I partecipanti devono imparare a leggere le mappe, interpretare le condizioni meteorologiche e prendere decisioni rapide. Questi compiti stimolano la mente e migliorano le capacità cognitive, offrendo un’esperienza di apprendimento continua e coinvolgente.

La vela richiede anche un impegno fisico. Manovrare la barca, regolare le vele e mantenere l’equilibrio sviluppano le capacità motorie e la coordinazione. Questo è particolarmente benefico per chi ha patologie che compromettono la mobilità, poiché fornisce un’attività fisica che è al contempo gratificante e terapeutica.

Il successo di queste esperienze è reso possibile grazie alla dedizione degli educatori e delle educatrici dei servizi coinvolti. Accompagnano gli utenti in ogni uscita, condividendo con loro entusiasmo e passione. Questi professionisti non solo guidano le attività pratiche, ma offrono anche sostegno emotivo, creando un ambiente sicuro e accogliente dove i partecipanti possono esprimersi liberamente e sentirsi valorizzati.

Dal 2014 il Servizio TSMREE (Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione Età Evolutiva) della ASL ROMA 6, Distretto di Pomezia, ha sviluppato con la collaborazione di Mauro Zecca, Presidente della Lega Navale Italiana Sezione di Pomezia, e con alcune scuole del Territorio (scuole secondarie di primo e secondo grado), un progetto di vela terapia a favore di alunni con Bisogni Educativi Speciali o con disabilità lievi. Il progetto ha riguardato essenzialmente alunni impegnati in orario scolastico ma anche ragazzi seguiti presso il TSMREE in periodo estivo, coinvolgendo circa 200 ragazzi in una decina di anni (a esclusione del periodo pandemico relativo al 2020-2021).

Nel 2018 è stato firmato un Protocollo di Intesa fra ASL RM6 DSM/DP e le Sezioni della Lega Navale Italiana che insistono sul territorio della ASL ROMA 6 (Pomezia, Anzio e Nettuno) con intenti di collaborazione.

In ambito scolastico questi alunni presentano delle difficoltà di particolare impegno, secondarie a condizioni cliniche differenti: efficienza cognitiva lievemente ridotta, disagi della sfera emozionale, appartenenza a contesti socio-culturali deprivati ed economicamente svantaggiati.

In particolare, la situazione di minore accesso alle risorse del territorio, conseguenza di una condizione familiare economicamente svantaggiata, ha dimostrato di ridurre grandemente le possibilità di usufruire di esperienze considerate da sempre “esclusive”, come quelle rappresentate dall’iscrizione ad un Corso di Vela e la frequentazione di un Circolo Nautico.

Il progetto, rivolto alle diverse scuole coinvolte, segue uno schema prefissato, che però mantiene un certo grado di flessibilità al fine di adattare le proposte alle specifiche caratteristiche degli alunni, anche in base all’età e al livello evolutivo in cui si trovano.

In questa articolazione in fasi, il Servizio TSMREE di Pomezia -in collaborazione con Mauro Zecca- ha provveduto all’attuazione di una prima fase conoscitiva (3 incontri) centrata sui fondamenti della Vela e finalizzata anche alla costruzione di un’identità gruppale fra i ragazzi che, provenendo da classi differenti, non si conoscevano fra di loro.

Il presidente della Lega Navale ha fornito al gruppo i primi rudimenti teorici della navigazione in mare, con un’attenzione anche agli aspetti linguistici specifici della terminologia marinara. L’obiettivo era quello di favorire una conoscenza reciproca utilizzando modalità diverse dal consueto, che mettessero in risalto le attitudini di cooperazione e di reciprocità nelle relazioni.

Terminata la prima parte del progetto, si è passati alla parte teorico-operativa del corso di vela vero e proprio. La figura di riferimento è il Presidente della Lega Navale di Pomezia,

Mauro Zecca, coadiuvato da istruttori esperti. Le attività si realizzano per gruppi di circa 10-15 ragazzi.

Focalizzando l’attenzione sul processo del percorso rieducativo, con il progredire del progetto si sono osservate positive modificazioni nel gruppo.

Si è infatti rilevato che, sul piano delle interazioni, dopo l’iniziale riserbo e in alcuni ragazzi una vera inibizione, gli alunni hanno gradualmente costruito relazioni nuove; chi inizialmente si era imposto anche in modo prepotente, è stato poi in parte ridimensionato proprio dall’esperienza pratica in barca; chi era apparso più chiuso e ritirato, ha gradualmente acquisito una maggiore sicurezza; chi era apparso come spaesato e certamente fuori contesto, nelle attività in spiaggia per armare la barca e poi in navigazione, ha mostrato inaspettate capacità di investimento, concentrazione e disponibilità a cercare soluzioni ai vari problemi emergenti, mettendo in campo pure strategie sufficientemente adeguate.

Ma l’aspetto che qui si vuole mettere in speciale risalto è che quanto osservato sulla spiaggia e in mare ha poi avuto una sua generalizzazione: queste note comportamentali osservate sul campo, pertanto, sono state poi trasferite in altri contesti di vita, a casa e perfino a scuola, dove il loro fallimento non è più stato così scontato e atteso.

Un Curricolo Speciale come l’impiego di queste esperienze di vela, realizzato in tempo scolastico, solo una volta a settimana e per un po’ di mesi, ci ha mostrato dunque come funzioni cognitive carenti e fragilità emotive, motori di insuccessi scolastici, possono essere stimolate, per essere modificate, attraverso percorsi, neanche tanto complessi, che permettono ad alunni fallimentari di sperimentare, giocare, fare, in ruoli diversi da quelli stabilmente ormai assegnati, in contesti dove si richiedono, peraltro, altrettante capacità di apprendimento rispetto all’aula scolastica, quando perfino non maggiori.

E’ chiaro che ciò diventa pensabile solo se educatori e insegnanti sanno attuare condotte educative e rieducative volte a far generalizzare altrove, in contesti differenti, le competenze apprese attraverso questi percorsi speciali, e sanno facilitare un trasferimento, negli ambiti più didattici, delle abilità che questi alunni con Bisogni Educativi Speciali hanno dimostrato di possedere o comunque di aver meglio acquisito nella sperimentazione con l’attività di vela. Si ringrazia per le informazioni trasmesse con meticolosa attenzione nei dettagli la Dott.ssa Daniela Andropoli, Dirigente Psicologa Psicoterapeuta. Responsabile UOS Coordinamento TSMREE H4-H6 e Centro Diurno Adolescenti ASL ROMA 6.

QUI per leggere altre INFO simili – QUI per consultare la nostra pagina Facebook

Last Updated on 9 Luglio 2024 by Autore S.

Autore S.

error: Tutti i diritti riservati