Marino, critiche del PCI sulle iniziative natalizie

Marino, critiche del PCI sulle iniziative natalizie

Riceviamo e pubblichiamo la nota del PCI di Marino

Marino – Aria di Festa. Natalizia. In verità, nella comunicazione e nelle parole di questi giorni, poco spirituale e religiosa, e, invece, molto materialista ed economicista. Purtroppo non prendendo il toro per le corna: ma solo un piccolo lembo d’orecchio. Si propone una lettura: c’è stata e c’è con strascico al seguito la pandemia, quindi anche l’economia ne ha risentito e ci sono poche vendite nei negozi.

E’ vero. Sempre la stessa lettura propone: quindi diamo una mano acquistando prodotti presso i nostri commercianti invece che altrove (nel senso che lontano da noi chissenefrega se non vendono?). E con l’aggiunta: per questo va bene mostrare luccichini e far festa, organizzati da associazionismo che ha utilizzato soldi pubblici; con la benedizione di chi ha iniziato l’opera (precedente Giunta) e chi la sta portando a compimento (l’attuale). Bene. Ma qualche domanda vera ce la vogliamo fare? O dobbiamo ballare e basta! Che tanto il Titanic ormai speronato dall’iceberg sta portandoci tutti a fondo? Facciamocele queste domande, conviene ai singoli, conviene alle famiglie, conviene ai cittadini, conviene alla comunità e a tutte le istituzioni.

L’effimero può avere due compiti: uno di strumento per giungere alle coscienze, un altro per intorpidire le coscienze. Esempio: l’Effimero più noto della storia moderna del nostro Paese è quello nicoliniano (che ha avuto molto seguito anche nei Castelli romani) e che, a partire dall’Estate Romana, ha conseguito due risultati: una immediata risposta al “clima terroristico degli anni di piombo” in cui per un certo periodo non si faceva più nulla in pubblico.

E quindi è stata una risposta politica contro il fascismo e la violenza; ed una risposta di civiltà perché la risposta è venuta dalla stagione della cultura negli spazi liberi: concerti, cinema all’aperto. Una seconda risposta è stata la programmazione delle attività culturali e anche sportive organizzando strutture fisiche permanenti (parchi, edilizia apposita, recuperi di immobili abbandonati etc). L’altro compito, nefasto, che può avere l’effimero è quello dell’intorpidimento delle coscienze e delle stesse intelligenze messe a riposo. Esempio: fare feste in tempo di pandemia, per far finta che non ci sia la pandemia. Fare festa, magari in un singolo luogo, per far finta che oltre questo luogo, anche al di là può andare tutto bene. Intanto, è la parola d’ordine: finchè ci sono luccichini, non pensiamoci.

Speriamo che a questa durezza, nessuno risponda strumentalizzando i bambini. Si fa per loro. No, non è massimente vero e, soprattutto sono già state annunciate e programmate e roboaticamente rivendicate le altre ragioni: quelle dei soldi. Altro quesito allora. Sempre duro, così ci capiamo bene. La Giunta precedente, facendo il gioco delle tre carte con i vari partecipanti, che hanno fatto finta di crederci, o che ci hanno creduto per scarsa informazione loro (associazioni etc) ha fatto approvare un regolamento denominato Bilancio partecipato, azionando una vera e propria truffa delle parole.

Prova contraria: se non ci fosse stato il regolamento e il cosiddetto bilancio partecipato, potevano essere fatte le cose fin qui realizzate in questo frangente? E si sarebbero fatte coinvolgendo le stesse organizzazioni di categoria e associative?

La risposta è SI. Quindi non è questo il bilancio partecipato, perché non ha variato scelte che comunque si sarebbero fatte da quella amministrazione in tal senso. Al contrario NON si è dato vita ad un vero bilancio partecipato (infatti questo regolamento è semplicemente ridicolo) che si programma per anni e prevede risposte strutturali e/o permanenti. Sorprendente poi è la conferma di tutto ciò con l’atteggiamento della nuova amministrazione che da un lato (giustamente) non interrompe decisioni amministrative che già sono in itinere, ma, inopinatamente, pur avendo contrastato il bilancio partecipato siffatto, ora se ne attribuisce quasi la paternità realizzativa! In attesa di un Bilancio Partecipato che incida sulla realtà senza prendere in giro i cittadini su fatti già prevedibili, condanniamo tranquillamente questo modo di proporre la vita amministrativa di una città matura.

Ed ora domande durissime: Fatto il conto che tutto l’ambaradam tira ai soldi, e fatta la tara che per alcuni commercianti andrà bene ma non per tutti, il voler dare risposte siffatte alla crisi non dovrebbe farci porre quesiti veri? a) I senza lavoro e i precari che non arrivano alla terza settimana del mese in che modo dovrebbero aiutare i commercianti fin qui strumentalizzati? Perché devono mangiare e compararsi il cibo? Beh, lo farebbero comunque. I pensionati e gli indigenti, i poveri parziali e totali, in che modo possono dare una mano? Si nascondono, così mancando alla vista non destano turbamento? I lavoratori e gli impiegati – e le donne che percepiscono in quanto tali meno stipendio dei pari grado maschili – che in Italia, di fronte ad aumenti negli ultimi dieci anni di tutti gli stipendi UE (media oltre il 30%) noi siamo unici ad avere un meno 3%, in che modo fanno entrare soldi nelle casse dei commercianti?

La risposta è una che, apparentemente sembra lontana o politica e non amministrativa, ma che è l’unica che risolve il vero ruolo di ogni amministrazione e dà vita ad ogni comunità, in piccolo e in grande: cosa produrre, per chi produrre, quanto produrre, cosa è necessario e cosa no, perché combattere l’individualismo sfrenato e l’accaparramento, perché non tacere sulla miseria e sullo sfruttamento, perché non accontentarsi del tran tran. I comunisti ve lo hanno proposto. Alcune centinaia ci hanno compreso e scelto con noi che qui è la sostanza delle cose, altri, forti di metà comunità che non vuole più saperne di partecipare a queste tiritere tra piccoli potentati politici, cerca di vivacchiare sulle mistificazioni. Peccato (è il caso di dirlo) che neppure la santa madre chiesa cacci i mercanti dal tempio, come pure s’era uso fare nei Vangeli.

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