La sonnolenza diurna (parte 2)

La sonnolenza diurna (parte 2)

Torniamo a parlare di sonnolenza, dopo averlo fatto il mese scorso (LEGGI QUI).

Come si misura la sonnolenza?
Non esiste un ideale “termometro del sonno”, ma sono stati sviluppati diversi questionari per misurare la sonnolenza.

Il più utilizzato è la scala di sonnolenza di Epworth, che misura la sonnolenza diurna e viene sviluppato e utilizzato in una vasta gamma dei disturbi del sonno. Ha molti aspetti positivi: è rapido, si autosomministra e non presenta grande variabilità di risultati, se compilato dopo brevi intervalli.

È una scala di tratto, ovvero misura la sonnolenza non in un dato momento, non istantaneamente ma in relazione ad un periodo di tempo. La sua accuratezza è stato confermata dalla sua correlazione con le misure “oggettive” della sonnolenza diurna, ove viene usata la polisonnografia per misurare oggettivamente la sonnolenza nel cosiddetto test multiplo delle latenze di sonno (TMLS).

Per calcolare il punteggio della scala, al paziente viene chiesto di valutare la probabilità di addormentarsi in 8 situazioni comuni della vita quotidiana su una scala da 0 a 3 con punteggi più alti in corrispondenza della maggiore sonnolenza. Si ritiene diffusamente che punteggi superiori a 10 siano rappresentativi di eccessiva sonnolenza diurna. Può aiutare a stabilire la severità della sonnolenza, ma non è un questionario di screening per disturbi del sonno come l’apnea ostruttiva del sonno.

Il test considerato di riferimento della sonnolenza diurna è il test multiplo delle latenze di sonno, un test che si effettua in un laboratorio del sonno. Questo test misura la tendenza ad addormentarsi in una condizione di assenza di stimoli ambientali e circadiani.

Uno dei principali vantaggi di questo test è che il grado di sonnolenza non può essere esagerato o minimizzato dal paziente. Il tempo di addormentamento viene valutato su cinque sonnellini diurni della durata di 20 minuti ciascuno, a intervalli di due ore.
Se il valore medio ottenuto dalle 5 prove minore di 10 minuti è considerato patologico, nei pazienti con narcolessia il valore deve essere inferiore a 8 minuti.

Per caso ti senti assonnato o ti addormenti improvvisamente quando sei stanco?
Non è facile distinguire la fatica dalla sonnolenza. Spesso utilizziamo il termine sonnolenza ma in realtà siamo “semplicemente” stanchi o affaticati in modo intercambiabile. Una volta chiarita che non sia fatica, ma sonnolenza, è più difficile capire se questa sia eccessiva o meno.
Un certo grado di sonnolenza diurna è normale, come sentirsi assonnato dopo pranzo o nel primo pomeriggio.

Dott. Andrea Romigi – Neurologo e Responsabile Centro di Medicina del Sonno AIMS dell’IRCCS Neuromed – Pozzilli (IS)
Centro Medico Pediatrico “La Stella” – Albano

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