Ipoacusia, una patologia invalidante che si può prevenire

Ipoacusia, una patologia invalidante che si può prevenire

Si parla sempre più spesso dell’importanza della prevenzione nel campo della salute, un tema però normalmente associato a patologie che mettono a rischio la vita degli individui. In campo oncologico ad esempio, i medici insistono giustamente, sull’importanza della diagnosi precoce, l’arma che potrebbe essere determinante contro ogni tumore. “Prevenire è meglio che curare” recitava cosi un famoso spot pubblicitario diventato poi un mantra dei giorni nostri. Stranamente però, si tende spesso a tralasciare alcuni controlli che quasi potremmo dire, vengono considerati di serie B o che vengono presi in considerazione solo nel momento in cui si riscontrano dei problemi. Uno di questi è l’udito.


Di ipoacusia, ovvero la riduzione dell’udito coinvolge, secondo i dati diffusi nel 2020 delll’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS – ne soffrirebbe oltre il 5% della popolazione mondiale: circa 466 milioni di persone. Secondo le stime entro il 2050 si supererà la soglia dei 900 milioni di persone, che equivale a circa 1 persona su 10 avrà una perdita uditiva disabilitante. In Italia sono 7 milioni le persone con problemi di udito, l’11,7% della popolazione e il 54% degli italiani non ha mai fatto un controllo.

Incontriamo il dottor Rosario Cerruto dell’ Istituto Neurotraumatologico Italiano – INI diGrottaferrata, una struttura di riferimento in ambito sanitario, nel territorio dei Castelli Romani. L’INI il prossimo 2 dicembre aprirà le proprie porte per il secondo dei due Open Day per dei controlli gratuiti sull’udito.


Dottore, ci può spiegare il significato di ipoacusia e quando questa diventa invalidante?
L’ipoacusia è un deficit parziale, più o meno grave, della funzione uditiva e quindi della capacità di percepire i suoni, le parole. Può colpire un solo orecchio o essere bilaterale e in ciascun orecchio la perdita può essere di diversa gravità. L’ipoacusia si differenzia dalla anacusia che si ha, invece quando la perdita uditiva è totale in un singolo orecchio o dalla cofosi, perdita totale dell’udito ad entrambe le orecchie.
Il calo uditivo può essere fisiologico con l’avanzare dell’età (presbiacusia) o conseguenza di una patologia organica più o meno grave. In entrambi i casi diventa invalidante quando comporta un problema nella discriminazione verbale (il paziente sente e non capisce) e quindi il soggetto ha problemi a relazionarsi nella vita quotidiana con tendenza all’isolamento.


Come si possono ristabilire i normali livelli di udito in una persona?
In primis è indispensabile eseguire un esame audiometrico che, oltre ad attestare la presenza del deficit uditivo, ne identifica il grado, la lateralità, ma soprattutto identifica il tipo di ipoacusia. Distinguiamo ipoacusie trasmissive (legate a una problematica che incontra il suono lungo il suo tragitto dall’esterno al nervo uditivo, con quest’ultimo perfettamente funzionante) da ipoacusie neurosensoriali (quando il problema è invece proprio dell’orecchio interno e nel nervo uditivo) e da quelle miste. A seconda del tipo di ipoacusia e del grado della stessa, il ripristino del normale livello uditivo può ottenersi con approcci differenti, con terapie farmacologiche (ad esempio cortisonici, antibiotici, fluidificanti, inalanti, ecc), interventi chirurgici, che vanno da semplici tecniche chirurgiche dell’orecchio esterno (spesso ad esempio ripristino di membrane timpaniche perforate) o dell’orecchio medio (sulla catena degli ossicini o nella cassa timpanica) fino agli impianti cocleari, oppure protesizzazione acustiche con apparecchi di ultima generazione poco visibili o spesso invisibili perchè posti dentro il condotto uditivo esterno.


I giovani e l’ipoacusia, la perdita dell’udito è solo un problema legato all’età? Quali le possibili cause?
L’ipoacusia può essere congenita o acquisita e comunque riguardare qualsiasi età. La presbiacusia è il calo fisiologico dell’udito nell’anziano, ma spesso diverse patologie più o meno gravi possono esserne la causa. Le cause possono essere molteplici che vanno dalla banale presenza di tappo di cerume nel condotto uditvo esterno o del catarro accumulato dietro al timpano, a perforazioni della membrana timpanica o a patologie relative all’orecchio medio, quali colesteatomi, otiti croniche, anomalie della catena degli ossicini. A tal proposito una patologia tipica della catena ossiculare è l’otosclerosi, dovuta all’usura di uno dei tre ossicini, la staffa.

Patologia che può coinvolgere tutte le età, familiare, più frequente nelle donne e che spesso si manifestra dopo una gravidanza o dopo la menopausa. Altre volte ci sono cause molto più serie dovute per esempio a patologie benigne o maligne dell’orecchio. Tra questi il neurinoma del nervo acustico, tumore benigno che comporta oltre all’ipoacusia monolaterale, spesso, acufeni e vertigini, o coinvolgere il nervo facciale. Cause virali o vascolari possono comportare perdite uditive spesso improvvise che richiedono trattamento farmacologico tempestivo. A volta la causa è da ricercare nell’uso di farmaci come i chemioterapici. Queste tra le più comuni, ma le cause possono essere davvero tante.

Quando ci si deve rivolgere al medico e quali sono le azioni che bisogna mettere in atto per prevenire la perdita
dell’udito?

Occorre rivolgersi al medico ogniqualvolta si nota un disturbo inerente la funzionalità uditiva o anche dell’equilibrio, non solo quindi la sensazione di sentirci meno, ma anche ovattamento, rumori anomali nell’orecchio (i cosidetti acufeni), vertigini, disturbi dell’equilibrio, dolori, secrezioni dell’orecchio, e cosi via.
All’insorgenza di uno di questi disturbi uditivi occorre eseguire un esame audiometrico e una visita specialistica e, se necessari, eventuali esami diagnostici più mirati per giungere alla corretta terapia, farmacologica, chirurgica o protesica.

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AutoreL

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