Il fenomeno “Squid Game” e gli effetti sui bambini

Il fenomeno “Squid Game” e gli effetti sui bambini

La Serie “Squid Game” non è un contenuto adatto ai bambini, su questo non c’è dubbio. La trama racconta di un gruppo di persone, tutte con problemi economici e sociali, che cerca di vincere una somma pari a circa 33 milioni di euro, per potersi riscattare. Per vincere devono sfidarsi a dei giochi e chi passa il livello può continuare a vivere e avanzare nelle sfide. Proprio perché i giochi sono per bambini, il fenomeno “Squid Game” è sbarcato nelle scuole.

Sono molti i casi riportati di alunni che imitano i giochi della serie con i compagni di classe. La questione ha fatto così scalpore da far lanciare alla Fondazione Carolina, una petizione che ha raccolto oltre 9000 firme, per bloccare la trasmissione della serie tv.

La Fondazione è una onlus dedicata a Carolina Picchio, prima vittima di cyberbullismo in Italia, che si occupa da anni del benessere dei minori sul web: “Ci riteniamo una realtà propositiva, lo confermano le collaborazioni con i colossi del web nell’ottica della prevenzione e del supporto ai ragazzi e alle famiglie – spiega il Segretario generale della Fondazione Ivano Zoppi – ma di fronte allo sgomento di mamme e maestre delle scuole materne non bastano i buoni propositi, serve un’azione concreta”. In Belgio una mamma si è lamentata preoccupata sui social in seguito al racconto di sua figlia. Sul suo profilo ha denunciato episodi tra bambini che si picchiano per imitare l’eliminazione (mortale) della serie tv.


Non sempre però i giochi vengono emulati con fatti violenti. Spesso sono i gesti (non per questo meno grave), a ricondurre a una violenza eccessiva, come il gioco “1,2,3 stella” fatto cantando la canzone coreana, con variante del gesto della pistola per eliminare chi ha perso. Un’estremizzazione preoccupante che porta i giovanissimi a travisare la realtà.
Sulla questione ci sono diversi pareri discordanti, per questo abbiamo chiesto ad uno specialista in psicologia della salute, dottor Matteo Ceccherini, coordinatore di progetti educativi e di interventi a scuola per il contrasto della dispersione nell’area fiorentina e senese, dove incontra e ascolta centinaia di storie di adolescenti ogni anno.
Dottor Ceccherini, che ne pensa del rapporto tra i bambini e le serie tv violente come ad esempio “Squid Game”?


Non stupisce perché i contenuti della serie in questione si inseriscono in un filone ben presente ormai da anni non solo nelle serie, ma anche nei videogiochi, sui social e nei fumetti. Molti bambini e preadolescenti sono abituati a questi contenuti caratterizzati anche da numerose “challenge” che esaltano comportamenti autolesionistici e distruttivi. Tale successo e interesse va letto in un’ottica più ampia che tiene presente aspetti di tipo culturale e sociologico delle nuove generazioni.


Che influenze ha sui bambini una serie violenta?
Molti bambini e soprattutto i preadolescenti iniziano in quell’età a interfacciarsi con situazioni nuove. Da qui ricercano contenuti estremi potendo accedere, ormai, facilmente a immagini e video molto forti. Dopo la visione sembrano sereni e stanno bene, tuttavia potrebbero sviluppare una sorta di “anestesia emotiva” che, a lungo termine, può generare una mancanza di sensibilità e incapacità di riconoscere le emozioni. Questo fattore con l’avanzare dell’età può generare comportamenti violenti auto o etero diretti.


Il clamore dei media sulla vicenda e sul comportamento dei bambini è fondato secondo lei?
Il problema non è la serie o il social network, ma l’uso che ne viene fatto e la mancanza di controllo da parte dei genitori che, pur di assecondare i figli, lasciano loro totale libertà online. Squid Game ha un tale successo nei giovanissimi e nei bambini perché si inserisce in un contesto sociale e culturale caratterizzato da una perdita di fiducia nel futuro, con conseguente aumento dei fenomeni di ritiro sociale e una forte tendenza all’introversione. Basta pensare alla nascita di nuove categorie diagnostiche derivate dalla cultura giapponese come i cosiddetti hikikomori.
Quali fattori possono causare dei problemi nel bambino in relazione a contenuti violenti?


Lo sviluppo e la crescita dei bambini dipendono da numerosi fattori concatenati. Non è la singola esposizione a un contenuto violento, che sia una serie o un video, a causare problemi. È il protrarsi nel tempo della visione di tali immagini e la crescente influenza dei coetanei, con l’entrata nella fase adolescenziale, ad influire insieme ai modelli veicolati dalle figure adulte di riferimento.

Condividi

Autore 4

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Tutti i diritti riservati