Genzano, Marta Bevilacqua si dimette da capogruppo lista Zoccolotti. Disattese alcune condivisioni.

Genzano, Marta Bevilacqua si dimette da capogruppo lista Zoccolotti. Disattese alcune condivisioni.

GENZANO – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Marta Bevilacqua riguardante le sue dimissioni da Capogruppo della “Lista civica Zoccolotti”

Qualche giorno fa ho ufficializzato le mie dimissioni da Capogruppo della “Lista civica Zoccolotti”. Ritengo doverosa una seria riflessione su cosa debba un’amministratrice alla città che l’ha eletta e che siede in un Consiglio comunale, il luogo sacro della rappresentanza democratica.

È trascorso un anno da quando questa Amministrazione si è insediata ed è tempo di bilanci.

Fabio Martella

È un atto dovuto alla città che con le elezioni ci ha portato in Consiglio per fare meglio, non per correre dietro a scadenze.

È stato un anno difficile, perché si doveva fronteggiare l’emergenza del secolo, ma questo non significa non saper trovare una sola occasione di confronto collettivo con la città: dalle piccole alle grandi scelte, a mio avviso, ci si è chiusi a riccio.

Questa è una città con un potenziale democratico che ha fatto scuola e che può ancora fare scuola, può ancora essere un laboratorio, ma solo con un colpo di reni.

Ci siamo lasciati alle spalle i Consigli on line, ci siamo lasciati alle spalle i giorni più bui dell’emergenza, ricominciamo a trovare dei momenti di confronto tra di noi e con la città!

La politica è costruzione con la collettività della collettività, è il ponte tra la piazza e il palazzo e noi questo ponte dobbiamo tornare a essere. I grandi temi della città vanno costruiti, vanno condivisi con la città, almeno per noi la politica o si fa così o tanto vale non farla o non capiamo cos’è.

Si parla tanto di ambientalismo, pensando che sia un settore come un altro. Parliamo, invece, di eco-logia, perché amministrare non significa gestire le cose che pure si devono fare perché vanno a scadenza, ma concepire un modo vivibile, per tutti, di condividere gli spazi della città, del territorio e allora non ci sono le politiche ambientali, ma ogni atto della politica, da quelli urbanistici a quelli di bilancio, sono eco-logici, obbediscono a una logica, concepita, compresa e condivisa.

Ecco, io vorrei che fosse anche questo il tema del nostro ragionare in Consiglio e sono certa che ce ne siano le potenzialità, ma serve un cambio di passo che non è solo formale, ma sostanziale e, in definitiva, il discrimine tra gestire e fare politica. Altrimenti si fa una serie di cose, alcune anche pregevoli, altre incomprensibili, il quadro d’insieme si perde e la città sta da una parte e il palazzo da un’altra.

Si decide il passaggio all’in house della gestione del servizio di igiene urbana. Una scelta determinante per la città. Eppure non si è trovata un’occasione per discutere questa scelta con la cittadinanza. Non un’iniziativa pubblica.  

Affronteremo la questione della rigenerazione urbana, tema importante e centrale che ridisegnerà la nostra città, e anche su questo i cittadini non sono informati e non vengono coinvolti.

Palazzo e piazza.

C’è chi crede che la politica sia letta come qualcosa di negativo. Molti, invece, semplicemente, vorrebbero capire, vorrebbero contribuire, vorrebbero essere coinvolti, soprattutto i giovani, ma, negli anni, tutti quei momenti di confronto, di scontro, di costruzione, di traduzione di istanze sociali in atti politici sono venuti a mancare e sta a noi ricrearli, per la nostra parte, nel nostro piccolo.

Insomma, bisogna tornare a fare politica, a partire dal Consiglio. C’è bisogno di sana dialettica, di aperta dialettica. Di confronto. Anche la grammatica politica: non ogni critica è boicottaggio o, addirittura, intelligenza con l’avversario.

Che fare dunque? Intanto lacerare un velo di Maya e riportare dei temi sul tavolo, temi che vanno a incidere sulla vita delle persone, e mantenere un modo di fare politica.

Ricreare degli spazi e salvaguardare quelli che sono rimasti, questo mi sembrava di dover fare, fin dalla nascita di questa coalizione, quando non ho partecipato a nessun gioco di finte candidature a sindaco, a nessun tiro al piccione, a nessuna discussione sugli assetti di Governo ma ho dato il mio contributo di idee al programma con cui ci siamo presentati agli elettori e alle elettrici, certa che Genzano avesse bisogno di uscire dalla demagogia e di tornare alla sana politica della trasparenza, del rapporto tra piazza e palazzo, del saper fare, dell’individuare problemi e insieme soluzioni e sempre in questa direzione ho operato, senza mai opporre un veto, cercando di avanzare proposte e dando consigli.

Questo continuerò a fare, a schiena dritta, perché nelle coalizioni ci si sta con lealtà, con senso di responsabilità ma sempre a schiena dritta e senza snaturarsi.

Comprendendo che tra le migliaia di istanze da rimettere in piedi c’era anche la rifondazione dell’Infiorata, che può sembrare tema poco importante – e capisco che di fronte a temi di maggiore rilevanza economica lo sia – ma sentito dalla cittadinanza, orgoglio della nostra storia e evento centrale del nostro sentirci genzanesi e anche per declinare – nei fatti- un rilancio di questa città come città del turismo, ho messo a disposizione l’esperienza mia e del mio gruppo, risolvendo problemi e appianando contrasti – consigliando, sia chiaro, di mantenere la gestione dell’Infiorata pubblica e in capo al Comune. Ho suggerito la creazione di un Ente strumentale – vista la scellerata scelta di altri di chiudere l’Istituzione- e, nelle more, la creazione di un gruppo di lavoro, tecnico, formato da esperti di comprovata esperienza. Credo ancora che la mia proposta sia un contributo a un tempo intelligente e capace di tenere insieme istanze sfilacciate negli anni, ma purtroppo non tutti operiamo animati dagli stessi intenti.

Nel XXI secolo, se non si vuole solo vivacchiare, bisogna concepire una seria politica ambientale, anche in questo territorio, per questo era ed è necessaria un’azione più incisiva a difesa del territorio contro la riapertura della discarica di Roncigliano, ma anche là la politica dell’Amministrazione è stata timida: si presenzia a alcune manifestazioni, ma al momento di presentare un ordine del giorno per mettere in atto ogni azione contro la riapertura della discarica, è arrivato non il generale inverno, ma il generale Agosto e anche quella battaglia resta tutta da combattere, senza ascoltare sulla questione tutta la maggioranza, in un Comune che, pure, negli anni precedenti aveva maturato un’esperienza sulla questione e aveva combattuto importanti battaglie sfociate, nel 2016, in quella che era sembrata la definitiva chiusura dell’impianto.

Vogliamo una città più verde e ambientalista e una manina, nottetempo, mette nel piano triennale delle opere pubbliche la vendita di un terreno che da anni ormai è usato come area di sgambamento cani, ben sapendo che rischia di diventare un’inutile colata di cemento.  

Questo accade quando non si comprende che non esistono le politiche ambientali, ma esiste un’eco-logia.

Quando ho contribuito alla nascita della coalizione sapevo chiaramente cosa volevo fare e lo voglio ancora: riportare il centro-sinistra a motore di una città bella, vivibile e inclusiva. Sapevo che c’erano nuove sfide, perché alla crisi dei sistemi di partecipazione e di inclusione si era aggiunta la crisi pandemica, ma adesso si tratta di riprendere un cammino. Io lo voglio riprendere con tutta la passione di cui sono capace – rinunciando a un ruolo onorifico, ma nei fatti privo di ogni incisività nell’azione amministrativa – ma credo che serva un colpo di reni perché tutte quelle potenzialità inespresse che questa città ha, programma alla mano, sono ancora da attuare, con metodo e strumenti, ma o si fa questo, cambiando registro rispetto al primo anno di Amministrazione, o si vivacchia stancamente e non credo che Genzano meriti questo.

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Chiara Bocci

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