Frascati, Thambos e “Il senso dello stupore”

Frascati, Thambos e “Il senso dello stupore”

Grande meraviglia, sorpresa e disorientamento provocato da qualcosa di inatteso; tale è l’accezione principale del vocabolo “stupore” nella lingua italiana. Una sensazione simile a quanto provato nel pieno della scorsa estate da 5 ragazzi, gravitanti attorno a Frascati, dopo aver saputo che qualcuno aveva deciso di alimentare le loro speranze per il futuro del territorio, finanziandole al fine di renderle concrete.

La proposta, presentata nell’ambito dell’azione ESC31 dei Corpi Europei di solidarietà e nominata in maniera evocativa “CuRA Frascati”, aveva l’intento di avvicinare i più piccoli ad attività quali laboratori artigianali, ricerca storico-aneddotica locale e produzione di contenuti narrativi, coprendo tanto l’ambito artistico quanto quello didattico.

All’orizzonte si scorgeva la possibilità di conciliare le aspirazioni individuali con un intento comunitario volto a portare benefici alla collettività locale ed è allora che si è deciso di formalizzare ciò che prima era informale, fondando un’associazione di promozione sociale e battezzandola θάμβος (thàmbos), proprio “stupore” in greco, attingendo simbolicamente dalla culla della cultura occidentale.

Nello specifico, il percorso rivolto ai ragazzi delle scuole secondarie di primo grado prevedeva due incontri mensili finalizzati alla realizzazione di uno spettacolo di marionette su un tema di storia locale, legando così la componente laboratoriale alla memoria storica.
L’obiettivo principale era quello di trasmettere ai più giovani l’eredità culturale e spirituale che il territorio porta con sé, favorendo in loro una consapevolezza, un radicamento e un senso di appartenenza troppo spesso trascurati o non compresi fino in fondo.

La biblioteca, invece, avrebbe ospitato una serie di spettacoli e laboratori di creazione di marionette (uno a settimana) curati dai membri dell’associazione.
Lo scopo primario consisteva nella riqualificazione della biblioteca per ragazzi “Casa di Pia”, compromessa da un orario sempre più ridotto e da una frequentazione sempre più scarsa, riavvicinando così i giovani a un centro culturale, un “granaio contro l’inverno dello spirito”, direbbe Marguerite Yourcenar.

Non è un caso che il progetto sia stato presentato all’imperfetto e al condizionale: effettivamente gli intenti dell’associazione, all’atto pratico, sono stati imperfetti e condizionati.

I propositi non hanno avuto modo di essere declinati in azione, la potenza non è diventata atto: questioni contingenti, su tutte la situazione pandemica, hanno impedito e stanno impedendo lo svolgimento delle attività. Il palliativo telematico non è una soluzione, soprattutto perché denaturerebbe le finalità sociali e comunitarie di cui l’associazione cerca di farsi portatrice.

Nel suo significato più arcaico ed esteso, il termine “stupore” può anche indicare uno stato di rallentamento e intorpidimento. La mancata (o comunque non piena) realizzazione delle attività ha senza dubbio prodotto una simile sensazione, cui, però, l’associazione non intende arrendersi.
Così come il φάρμακον (phàrmakon) greco era veleno e cura, ci si può risvegliare dallo “stupore” inteso come torpore tramite lo “stupore” inteso come meraviglia; proprio l’inatteso che provoca meraviglia, sorpresa e disorientamento è all’orizzonte.

L’orizzonte ha la forma di un’apecar, che sarà utilizzata per la messa in scena, appena sarà possibile, di spettacoli itineranti nelle piazze e nei luoghi pubblici della zona e per l’acquisto della quale è stata attivata una raccolta fondi (per informazioni, seguire la pagina Facebook Thambos – La cultura ti stupisce).

L’orizzonte ha anche la forma della condivisione, avviata lo scorso sabato 13 febbraio, delle fiabe registrate con le nostre voci per gli spettacoli in biblioteca su canali di distribuzione come Spotify, Deezer e Google Podcast, permettendo ai più piccoli la fruizione delle fiabe da casa, in attesa di poterle rivedere con gli occhi, luogo in cui lo stupore agisce.

L’orizzonte ha, infine, la forma di una folla gremita che guarda uno spettacolo, la forma degli occhi che si incrociano senza schermi di mezzo, la forma di un abbraccio. La forma di quanto oggi sembra un’utopia.

L’utopia è là, all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. Ma a cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare” (Eduardo Galeano).

Grazie a Emanuele Taraborelli

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Valentina INFO

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