Discarica Albano, l’Associazione Salute Ambiente Albano querela Arpa Lazio e l’ufficio rifiuti regionale

Discarica Albano, l’Associazione Salute Ambiente Albano querela Arpa Lazio e l’ufficio rifiuti regionale

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’Associazione Salute Ambiente Albano che annuncia l’imminente querela contro Arpa Lazio e l’ufficio rifiuti regionale in merito alla riapertura della discarica.

grafiche settembre

Abbiamo presentato stamattina una querela alle Procure di Roma e Velletri contro Vito Consoli e Wanda D’Ercole dell’Ufficio Rifiuti Lazio e Sergio Ceradini, Tommaso Aureli e Roberto Ricciarello dell’Arpa Lazio.

Consoli e D’Ercole non hanno controllato validità e regolarità dell’autorizzazione ‘originaria’ che ha permesso il riavvio della discarica di Albano (ossia l’AIA B-3695 del 13 agosto 2009) che – lo ricordiamo – era scaduta, ma è stata prorogata, spacchettata in due e intestata a due società prive di pendenze giudiziarie, vicine allo stesso Gruppo Cerroni, in barba ad una interdittiva antimafia (confermata nei vari gradi di giudizio), senza coinvolgere gli Enti locali e calpestando varie norme che hanno lo scopo di tutelare salute e ambiente. 

Senza la ‘complicità’ di Consoli e D’Ercole la sindaca di Roma, Virginia Raggi, insieme a Nicola Zingaretti, non avrebbe mai potuto riavviare l’immondezzaio.Tra l’altro, Consoli e D’Ercole non hanno mai risposto alle nostre 5 istanze di revoca in autotutela che gli abbiamo inviato formalmente via pec  tra il 12 aprile e il 30 luglio scorsi, firmate da 18 tra associazioni e comitati e da ben 3000 cittadini, con cui gli abbiamo sottoposto tutte le macroscopiche irregolarità da noi ravvisate su tali autorizzazioni e che loro hanno LETTERALMENTE IGNORATO! 

IL ‘MISTERO’ DEI POZZI-SPIA
Tra le altre infinite cose, a proposito di salute e ambiente, Consoli e D’Ercole sono responsabili – insieme a Ceradini, Aureli e Ricciarello di Arpa Lazio – anche della presa per i fondelli sul numero di pozzi-spia attivi all’interno della discarica di Albano.

Il 19 agosto scorso l’Arpa Lazio si è recata a Roncigliano ed prelevato l’acqua in soli 4 pozzi, ossia solo di quelli riportati nella vecchia autorizzazione del 2009, mai revisionata ed aggiornata, mentre il Gruppo Cerroni, già a novembre 2016, scriveva agli Enti pubblici autodenunciando la presenza in discarica di ben 9 pozzi spia-attivi ed operativi. Più pozzi permettono di monitorare meglio il sito situato, lo ricordiamo, a soli 150 metri dalle prime case prive di acquedotto pubblico che attingono acqua potabile dalla stessa falda acquifera della discarica.

Sergio Ceradini, Tommaso Aureli e Roberto Ricciarello si sono voltati dall’altra parte, esattamente come Vito Consoli e Wanda D’Ercole, visto che – a proposito del numero dei pozzi-spia attivi in discarica – l’Arpa Lazio nel recente passato era perfettamente a conoscenza che in discarica vi erano ben più di 4 pozzi attivi per il controllo dello stato delle falde, tanto è vero che ha compiuto analisi, in passato, in pozzi che ora ha letteralmente ignorati.

TAL QUALE IN DISCARICA
Infine in discarica, in questi giorni, è stato conferito davvero di tutto, anche rifiuti che apparivano come tal quale, ma l’Ufficio Rifiuti Lazio e l’Arpa Lazio si sono di nuovo voltati dall’altra parte: era ora che i magistrati ne fossero messi a conoscenza, con l’invio di immagini e video ad alta risoluzione. La querela è stata firmata anche dai nostri compagni di lotta, ossia le associazioni: Pavona per la Tutela della Salute, Italia Nostra, FabricAlbano, Vedere Altrimenti; ed i comitati Pavona 1, Miramare-Musicisti, Montagnano di Albano, Tor Paluzzi. Altri si aggiungeranno nei prossimi giorni.

I reati ipotizzati sono pesanti come macigni: abuso d’Ufficio, omissione d’atti d’ufficio, sviamento di potere, avvelenamento di acqua, delitto contro la salute pubblica, disastro ambientale, inquinamento ambientale e omessa bonifica. In ultimo, la nostra querela depositata a febbraio scorso contro Flaminia Tosini (ex responsabile dell’Ufficio Rifiuti Lazio) e alcuni suoi colleghi – che lavorano ancora oggi in Regione, presso l’Ufficio Rifiuti o spostati in altri Dipartimenti – ha prodotto l’avvio di una delicata indagine penale in pieno corso di svolgimento: così ci è stato comunicato e formalizzato per iscritto nei giorni scorsi da investigatori e inquirenti.

La Giustizia è forse un pochino lenta, ma sta arrivando!

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Redazione 2

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