Confocooperative Federsolidarietà: in piazza per difendere il lavoro sociale

Confocooperative Federsolidarietà: in piazza per difendere il lavoro sociale

I lavoratori legati alle cooperative sociali dei servizi alle persone attendono sapere se il prossimo futuro sarà roseo oppure no. Le cooperative infatti sono in attesa di sapere se verrà riconosciuto l’aumento delle tariffe, che dovrà assorbire gli aumenti del nuovo contratto per questo comparto.

Di Emanuele Scigliuzzo

Le cooperative sociali in Italia costituiscono un motore imprescindibile di alcuni comparti lavorativi, come quello legato ai lavori “socialmente utili” rivolti ai bisogni delle famiglie e di utenti con disabilità o difficoltà diverse, ma anche di settori come il reinserimento nella società di chi oggi paga il prezzo dovuto alla giustizia. Un settore lavorativo decisamente strategico legato al welfare in cui trova occupazione personale altamente specializzato e con una formazione necessaria per garantire alti standard di assistenza, che si rapporta con vite umane segnate da una patologia, o da esistenze in qualche modo legate a delle problematiche sanitarie ma non solo. Un settore quindi molto delicato, garantito e difeso dall’articolo 45 della Costituzione e che va assolutamente tutelato.

Un comparto però che oggi naviga in acque poco tranquille, che minerebbero la sopravvivenza di diverse cooperative, punti fermi di utenti che spesso necessitano di una figura di riferimento, proprio per la natura della loro patologia. Con i contratti che erano fermi dal 2020, i lavoratori sono riusciti ad arrivare, lo scorso marzo, ad un rinnovo che concorre a salvaguardare l’aumento del costo della vita con un impatto del 6,4% nelle prossime mensilità, per crescere all’8% a ottobre e attestarsi al 13% nel 2025.

Un contratto che prevede anche altri benefici come il riconoscimento della maternità al 100%, un diritto che potremmo dire finalmente acquisito in un settore in cui la gravidanza spesso non è compatibile con il lavoro. Una crescita economica dovuta per le figure lavorative di circa 3000 cooperative solo nella regione Lazio, firmatarie di contratti con privati, ma soprattutto con enti locali. Un comparto in grado di produrre un giro di affari di 7,62 miliardi, con un trend in crescita di quasi il 6% rispetto al 2017, come si legge sul sito di Confcooperative Federsolidarietà. Continuando ad analizzare i numeri, sempre Federsolidarietà fa sapere che gli occupanti dei loro associati sono 245.140 unità, con +7,1% sempre rispetto al 2017. Inoltre, nell’ultimo quadriennio il sistema Federsolidarietà ha creato 16.240 nuovi posti di lavoro di cui il 73,3% con un contratto a tempo indeterminato. Una percentuale, quella del costo del lavoratore, che spesso va a coprire la quasi totalità delle spese di una cooperativa, partendo da una quota che supera il 50% del bilancio. Le cooperative infatti, spesso offrono servizi alla persona, per cui non hanno spese legate alla produzione o all’acquisto di materie prime.  In altri casi sono le strutture stesse dove vengono svolti questi servizi a pesare sui bilanci

Confocooperative è scesa in piazza lo scorso 4 luglio per chiedere “Il riconoscimento dell’aumento delle tariffe da parte degli enti comunali, legate proprio al nuovo contratto di lavoro. Un incremento di cui le cooperative non possono farsi carico, considerate anche le loro finalità, e che deve necessariamente essere assorbito nella sottoscrizione dei nuovi accordi con gli Enti pubblici”. Con queste parole Luciano Pantarotto, presidente di Confcooperative Federsolidarietà ha spiegato in un’intervista la situazione proseguendo: “Avevamo già anticipato da mesi questo bisogno, avevamo chiesto un incontro al sindaco Gualtieri già da un anno, ma per ora non siamo riusciti ancora ad ottenerlo. Abbiamo provato ad evitare di arrivare a dover affrontare la situazione gestendo l’emergenza, ma purtroppo non è stato così. Serve, per evitare di mandare in crisi tante cooperative, che venga decretato l’aumento di queste tariffe da parte del Campidoglio, che poi è un Comune pilota per gli altri, e spesso addirittura stazione appaltante. Rischiamo, se Roma Capitale non interviene rapidamente, di bloccare il welfare destinato a numerose famigli: solo per il territorio della capitale parliamo di 5mila persone assistite a domicilio e 9mila bambini nelle scuole, senza tener conto di altre numerose casistiche, comunque gravi, in cui queste cooperative operano”.

La situazione attuale è di stallo in una situazione di emergenza che si fa sempre più grave con il passare del tempo. “Un aumento quello delle tariffe che non può essere evitato e che porterebbe a dei contenziosi che il presidente Luciano Pantarotto ci dice vorremmo assolutamente, auspicando che venga riconosciuto subito il diritto dei lavoratori e salvaguardata la politica sociale”.

Il riconoscimento di questi aumenti permetterebbe a queste aziende di poter lavorare rispettando i principi di sicurezza “Abbassare i prezzi potrebbe indurre alcune aziende a ridurre i costi di questo aspetto rischiando di incentivare il lavoro in nero o azioni di capolarato. Rispettare gli aumenti del costo del lavoro significa anche dare un giusto riconoscimento e quindi un segnale forte e di impulso alla legalità”.

Entro domani, 11 luglio, dovrebbero arrivare notizie dal Campidoglio per un incontro, mentre è già in programma una protesta in piazza Odorico da Pordenone – a Roma, per difendere il diritto al lavoro e la tutela dei servizi alla persona in ambito regionale.

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Last Updated on 10 Luglio 2024 by Autore G

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