Assemblea salute donne: “Mancano percorsi per tumore al seno” lettera a Zingaretti e D’Amato

Assemblea salute donne: “Mancano percorsi per tumore al seno” lettera a Zingaretti e D’Amato

Chiedono “risposte dalla Regione Lazio che scrive norme che non vengono applicate, dalle direzioni delle Asl di Roma e provincia che non fanno nulla in maniera concreta e sistemica su continuità assistenziale e accesso agli screening, dalle direzioni delle Breast Unit che non rispondono alle necessità di cura delle donne malate e non rispettano la normativa nazionale e regionale“.

Sono le rappresentanti dell’Assemblea per la salute delle donne- Coordinamento regionale sanità firmatarie di una lettera indirizzata al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti; all’assessore alla Sanità e integrazione socio-sanitaria, Alessio D’Amato, e a tutti i vertici della sanità regionale.

Vi scriviamo– si legge nel testo della lettera- per segnalare il malfunzionamento di servizi che dovrebbero essere garantiti da un Servizio sanitario nazionale che ha come obiettivo primario la cura della persona. Ci riferiamo nello specifico alle Breast Unit e alla mancata applicazione dei protocolli sul percorso medico/assistenziale stabiliti a livello europeo, nazionale e regionale che le regolano.

Tale percorso prevede una prima fase di presa in carico, fino all’operazione e/o la scelta di terapie di supporto come radioterapia, chemioterapia e trattamento ormonale, ed una seconda fase – il follow up oncologico – che dura almeno 5 anni – che consiste in un percorso di controlli periodici di sorveglianza sanitaria“.

Tuttavia, denunciano le donne dell’Assemblea per la salute, “dopo la prima fase di presa in carico, la situazione si sgretola e sparisce completamente la presa in carico da parte dell’ospedale di riferimento; le pazienti vengono lasciate da sole a dover prenotare visite ed esami di controllo.

Alcune pazienti non sanno chi sia e cosa faccia il proprio case manager, ad alcune viene proposto di effettuare gli esami in regime privato nell’ospedale di riferimento (questo accade soprattutto negli ospedali privati convenzionati), non vengono garantiti neanche gli esami fondamentali come ecografie mammarie e mammografie, con la giustificazione che la struttura ospedaliera non possiede un numero di macchinari sufficienti o il personale adeguato a gestire l’elevato numero di pazienti.

Non è presente continuità assistenziale, per cui non sono sempre gli stessi specialisti a seguire la paziente. La multidisciplinarietà è assai carente, la maggior parte delle pazienti non ha mai visto figure professionali come il ginecologo, lo psicologo o il fisiatra, e i vari specialisti che le visitano non sembrano considerare i vari aspetti della cura, ma si interessano al loro specifico ambito.

“Gli esami e i controlli ginecologi non sono garantiti dalla Breast Unit e questo anche se le cure hanno un impatto importante dal punto di vista ginecologico. Le analisi ginecologiche di controllo andrebbero eseguite e poi valutate,
come previsto dalle normative, dall’equipe della struttura che ha in carico la paziente.”

Invece si lascia alle donne il compito di rivolgersi privatamente a ginecologi che potrebbero non avere le competenze per valutare i possibili problemi causati dalle terapie (cancro o ispessimento dell’endometrio, cisti, fibromi, secchezza vaginale). C’è- infine- una forte disomogeneità tra le varie Breast Unit, ma anche all’interno della stessa Breast Unit
tra paziente e paziente
“.
Per questo, spiega in conclusione il Coordinamento, “abbiamo deciso di scrivere questa lettera di denuncia: per pretendere l’applicazione delle leggi esistenti“.

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