Ariccia, amarcord di Alberto Silvestri: “Quando l’Appia, benché ‘antica’, non esisteva”

Ariccia, amarcord di Alberto Silvestri: “Quando l’Appia, benché ‘antica’, non esisteva”

Io mi ricordo che nell’ormai lontano 2005, quando fui eletto presidente dell’Archeoclub Aricino Nemorense, l’attenzione degli amanti delle antichità di Ariccia era rivolta esclusivamente alla cd. “Villa di Vitellio”, i quali si accanivano sui superstiti brandelli di muro che ancora insistono in via Cisterna Romana” scrive Alberto Silvestri.

“Eppure diversi anni prima, nel 1998, era stata rinvenuta lungo il tratto aricino della via Appia Antica, località Orto di Mezzo, una splendida erma bifronte, quasi a segnalare che c’era sotto i nostri piedi un ben più ampio mondo da indagare“.

Nel 2005 pubblicavo la mia monografia sulle numerose “Erme Bifronti di Aricia” venute progressivamente alla luce in Vallericcia, proprio a partire da quest’ultimo rinvenimento, la cui immagine fa bella mostra sulla copertina. Da allora l’Archeoclub iniziava una vasta campagna di sensibilizzazione attraverso le più varie iniziative per attirare l’attenzione dei cittadini e delle autorità preposte al recupero e valorizzazione del tratto aricino della regina viarum. Innanzitutto con cicli pluriennali di conferenze che occupavano ciascuno un intero semestre per ogni anno presso la sede di Palazzo Chigi“.

“Poi con la pubblicazione degli “Annali”, ed ancora con la raccolta di firme per la salvaguardia del monumentale viadotto dell’Appia, la cd. Sostruzione. Oppure con l’avvio delle annuali campagne di ripulitura delle aree di interesse archeologico di proprietà comunale (Parchetto Savelli-Chigi, Orto di Mezzo lato ovest, Porta Urbica o Basto del Diavolo, Torrione Chigi, Sostruzione su via della Polveriera), piuttosto che con la promozione di convegni sulle “Vie Romane” con il coinvolgimento della Soprintendenza Archeologica e del mondo accademico“.

Eppure” prosegue Silvestri “nonostante tutto questo, io mi ricordo che ancora dieci anni dopo quel lontano 2005, bastava il viaggio di un noto giornalista per decretare che l’Appia, benché “Antica”, ad Ariccia non esisteva. Invece che scendere in Vallericcia e risalire a Genzano superando l’erta di Colle Pardo grazie all’antico viadotto di età romana, costui proseguiva dritto sull’Appia Nuova calcando un ben più recente viadotto, sia all’andata che al ritorno”.

Oggi, a distanza di un quinquennio, qualcuno, quasi uscito da un perenne letargo, grida improvvisamente allo scandalo per la “sorpresa” dei rinvenimenti in Vallericcia, accusando amministrazione, soprintendenza e chi nel frattempo ha continuato a fare con impegno il proprio lavoro, per aver permesso lo “scempio” della realizzazione della variante dell’Appia, un progetto che, io mi ricordo, risale almeno al 2007 e al quale il solo Archeoclub, e senza esito, si era opposto“.

In realtà, ironia della sorte, proprio grazie a questo “scempio”, cioè allo scavo preventivo che come prassi avviene nella realizzazione di opere pubbliche, l’esistenza della via Appia Antica è venuta finalmente alla luce, un tratto, quello ariccino, che si estende per svariati centinaia di metri già caratterizzati dalla presenza di numerose emergenze archeologiche e che può essere per intero recuperato e valorizzato con la creazione di un auspicabile parco archeologico” conclude Alberto Silvestri.

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Redazione 2

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