Anno 2020, gli effetti del lockdown

Anno 2020, gli effetti del lockdown

Le vicende dell’ultimo anno ci hanno costretto a lunghi periodi di isolamento sociale e ad un allontanamento forzato, ma necessario, dalle amicizie e dagli aspetti ludici e ricreativi.

Il maggior tempo trascorso in casa, associato ad una ridotta socializzazione, hanno fatto emergere disturbi latenti nelle persone più fragili. Ciò che è emerso è stato un aumento dei disturbi acuti da stress ed una maggiore propensione al vivere stati di ansia e di insonnia.

Sintomi psicologici come disturbi emotivi, disturbi dell’umore, irritabilità e segnali di stress post traumatico sono aumentati significativamente. Emerge, inoltre, una diminuzione di ottimismo e di positive aspettative per il futuro, anche nei più piccoli. In molti studi emerge, anche, un peggioramento della qualità della vita, una minore consapevolezza emotiva e disturbi dello stato di allerta e dell’umore.

L’incremento del tempo passato con devices e strumenti tecnologici, alla ricerca di una socializzazione virtuale e per combattere la noia, sono andati di pari passo con l’aumento di disturbi alimentari e di disagio psicologico. A soffrirne particolarmente sono stati gli adolescenti.

L’isolamento sociale ha generato tensioni, paure e perdita di controllo dei comportamenti alimentari. Inoltre, l’esposizione a grandi quantità di scorte di cibo ha rappresentato, in alcuni casi, i fattori scatenanti di grandi abbuffate, seguite da restrizioni alimentari.

La convivenza prolungata con i familiari, accompagnata dalla sensazione di non poter evadere, ha contribuito ad aumentare la sensazione di isolamento e l’insorgenza di comportamenti patologici.

Nei bimbi più piccoli si è evidenziata una certa selettività alimentare, che li ha portati ad eliminare intere categorie di cibi, principalmente frutta e verdura, a favore di cibi più calorici e meno nutrienti. Si è, inoltre, evidenziata una sorta di neofobia, cioè la paura di assumere cibi nuovi. Alcuni adolescenti hanno manifestato disturbi sotto soglia, non ancora patologici, di anoressia o bulimia.

Il lockdown, dunque, ha creato una lente di ingrandimento verso situazioni a rischio, che giacevano in latenza. In maniera minore hanno sofferto gli adulti.

In generale il disagio emotivo, vissuto dalle persone costrette a casa, ha provocato un aumento del 30% dei disturbi alimentari e, soprattutto di quello che viene chiamato Emotional Eating.

Si tratta di alimentazione o fame emotiva, e si verifica quando un individuo risponde ad una situazione carica o stressante emotivamente con un modo di alimentarsi incontrollato ed ipercalorico, senza avvertire la fame. In questo caso la ricerca di cibo diventa ricerca di coccole, di rassicurazione, un modo per scaricare la tensione e trovare piacere.

L’alimentazione emotiva è guidata da un fattore, la memoria implicita. Dopo aver mangiato un alimento che ha provocato piacere, questo episodio viene immagazzinato nella nostra memoria, che assocerà quel cibo alla fonte del benessere.

Ogni volta che la persona avrà un disturbo emotivo, il cervello attiverà quel ricordo che porterà la persona al ricercare e mangiare il cibo, che ha dato piacere. Più volte si sperimenterà questo comportamento, più lo stesso diventerà automatizzato e si arriverà a mangiare senza capirne il motivo. Questo può portare a grandi abbuffate e pone il soggetto a rischio di aumento ponderale e di obesità.

Recuperare la situazione si può e ne parleremo la prossima volta. A presto!

Dott.ssa Cristina Mucci
Biologa Nutrizionista

www.nutrizionistacristinamucci.it/

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