Albano, “Chiuso il cerchio” di Miriam Giobbi in memoria delle vittime del bombardamento del 1944

Albano, “Chiuso il cerchio” di Miriam Giobbi in memoria delle vittime del bombardamento del 1944

Il 1º febbraio 1944 venne bombardata Albano Laziale, per rallentare le comunicazioni sulla Via Appia Nuova: furono colpiti la chiesa di Santa Maria del Suffragio (mai più ricostruita), il parco pubblico di Villa Doria (la palazzina fu demolita nel 1951 per lasciare spazio all’attuale piazza Giuseppe Mazzini), la chiesa di San Paolo, con l’attiguo convento dei Missionari del Preziosissimo Sangue (ricostruito nel 1952) e il convento delle monache clarisse di piazza Pia (subito ricostruito), sito all’interno dell’area extra-territoriale della Villa Pontificia di Castel Gandolfo.

Morirono 15 religiose, accanto a oltre un centinaio di civili: altri albanensi cercarono rifugio nel perimetro della villa pontificia, dove furono trasferiti anche alcuni uffici comunali (benché la residenza municipale di Palazzo Savelli fosse stata risparmiata, anche se per poco, dalle bombe) e alcuni reparti dell’ospedale.

Vi riportiamo, dal libro “Chiuso il Cerchio” di Miriam Giobbi (edizioni Controluce) una parte dedicata a questo drammatico evento.

…Al mattino sentii una gran confusione in casa. Mi alzai e corsi in cucina.
Gli adulti erano già tutti lì.
«Che cosa è successo?»
«Dicono che i tedeschi se ne stanno andando. Il fornaio li ha visti sulla Cassia.
Sono in fila indiana ai lati della strada e vanno verso nord
La strada è piena di camion e jeep. Scappano».
«Andiamo a vedere». I due uomini si avviarono verso la porta d’ingresso
«State fermi!» donna Bianca li bloccò con la sua voce autoritaria.
«Oggi è più pericoloso di ieri. Se stanno scappando, saranno incazzati neri e non gli sembrerà vero di prendersela con qualcuno. Soprattutto con quelli che godono a vederli scappare. Non uscite di casa».
«Ha ragione disse Veronica è meglio restare a casa, ma come facciamo a sapere cosa sta succedendo?»
«Prendi l’elenco del telefono» disse donna Bianca rivolta a Ofelia.
«L’elenco del telefono?»
«Si l’elenco del telefono e fai un numero qualsiasi nella zona di San Giovanni»
Ofelia tornò con l’elenco in mano. Lo aprì e cominciò a sfogliarlo.
«Via Appia va bene?»
«Benissimo, dammi!»
Donna Bianca si avvicinò all’apparecchio attaccato al muro, e compose il numero.
«Pronto? Che cosa sta succedendo? Siamo a Roma nord, sulla Cassia e i tedeschi scappano. Che succede da voi?»
La donna dall’altra parte del filo, urlava.
Ci sono gli americani a San Giovanni»
Non ci furono scene di entusiasmo come quelle che aveva sentito al telefono. Non ci potevano essere.
Erano arrivati gli americani, ma ad Albano gli americani già arrivati quel primo febbraio e dopo, anche il dieci. Non potevano festeggiare chi li aveva bombardati.

Giacomo, il figlio di Veronica, aveva diciannove anni. Il padre, dopo l’otto settembre lo aveva nascosto, vestito da prete, nell’istituto dei Carissimi, sul corso di Albano. Pensava fosse al sicuro, lui e anche tutta la famiglia che aveva affittato una stanza nel seminario, come tanti altri del paese.
Era zona vaticana, sul terrazzo avevano dipinto la bandiera bianca e gialla, i colori del Papa. Erano tutti sicuri che lì non avrebbero bombardato.
E invece no. Il ragazzo vestito da prete, con lo spostamento d’aria dovuto ad una bomba, era finito in una buca, ferito e sepolto fino alla cintola, ma era vivo. Vivo fino a che un aereo passò sopra a bassa quota e lo mitragliò.
Suo padre urlava il suo nome, ma non riusciva a trovarlo. La nebbia che si levava dalle macerie fumanti del palazzo non faceva vedere niente. Le urla dei feriti e di chi cercava i familiari senza trovarli erano strazianti. Una donna con un bambino morto in braccio urlava verso il cielo e malediva i liberatori.
Remo chiamava disperato il nome del figlio che aveva visto poco prima davanti a lui.
«Giacomo, Giacomooooo!» Non riusciva a trovarlo. Poi qualcuno gli disse che era a pochi passi… e lo vide.
Sua figlia Elvira era venuta fuori da sola da sotto le macerie. Era ferita, ma riuscì a trovare subito il fratello perché sentiva le urla strazianti del padre, e insieme scavarono con le mani intorno al corpo martoriato del ragazzo vestito da prete.
Dei soldati tedeschi aiutavano i feriti e aiutarono anche Elvira, che si era caricata il fratello sulle spalle, a mettere su un loro camion Giacomo, insieme a tanti altri e lo portarono all’ospedale San Giovanni a Roma. Giacomo morì dopo due giorni. Nonno Angelo, il capostipite della famiglia, commerciante molto stimato e conosciuto in tutti i Castelli, fu preso in pieno da una bomba. I suoi resti furono raccolti in un uno scolapasta e così furono messi nella bara. Cosa potevano festeggiare loro? Erano liberi, ma non erano tutti. Qualcuno mancava.

CHIUSO IL CERCHIO
di Miriam Giobbi
Edizioni Controluce.
Costo € 12,00
Disponibile presso Libreria Caracuzzo (Albano Laziale) e The Book (Genzano di Roma)

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