Rocca Priora, talk show “Incontriamo” con… Cristian Ledesma!

Rocca Priora, talk show “Incontriamo” con… Cristian Ledesma!

Gennaro Draicchio direttore generale del Rocca Priora RdP Calcio, ha moderato oggi un nuovo talk show dal titolo “Incontriamo”, dopo quello di due settimane fa con Simone Perrotta, con il quale si era parlato del camp estivo 2021 dell’Associazione Italiana Calciatori, che si svolgerà allo Stadio Montefiore di Rocca Priora.

Protagonisti, oggi, l’ex calciatore della Lazio Cristian Ledesma, dal 2019 allenatore Uefa A della Luiss Business School e fondatore della Ledesma Academy, e Roberto De Cosmi, Mister e Manager autorizzato UEFA, 11 anni nel settore Giovanile Lazio, oggi opinionista. I due hanno risposto alle domande degli ospiti e dei giornalisti collegati alla riunione virtuale su Zoom.

Cristian, raccontaci dei tuoi esordi calcistici.
“Io ho iniziato a giocare più tardi rispetto agli altri bambini, verso gli 8-9 anni di età. Non ero il classico bambino che girava col pallone sotto braccio. La mia prima ‘scuola calcio’ è stata la strada. Mi sono avvicinato prima a una squadra di quartiere, poi all’Alumni, dove ho capito che poteva nascere qualcosa di bello. Il mio primo procuratore in Argentina mi ha scoperto vedendomi giocare sulla sabbia 3 contro 3. Avevo 13 anni. Poi ho iniziato i provini a Buenos Aires e sono andato al Boca Juniors, con cui ho partecipato a un bellissimo torneo a Bellinzona. Lì Pantaleo Corvino (noto direttore sportivo, ndr) mi ha notato e mi ha dato la possibilità di giocare in Italia, a Lecce”.

Qual è stato il tuo segreto, dopo anni di calcio a grandi livelli, per accettare di scendere in categorie minori? Come si possono mantenere le motivazioni e gli stimoli per fare bene?
“Io ho sempre avuto l’idea, una volta finito di giocare, di fondare una scuola calcio. Mi ha sempre attirato l’idea di lavorare con i giovani, mi sono voluto preparare e formare per realizzare questo desiderio. Non ho mai guardato alla categoria, ma ai progetti: ho preferito allenare una società che era in Promozione rispetto a una di Serie D, che mi aveva contattato ma della quale non mi convinceva il progetto”.

Qual è la difficoltà più grande per un calciatore che termina la sua carriera?
“Una difficoltà che, fortunatamente, non ho incontrato: la depressione nel ripensare al proprio passato. A me non è successo, almeno finora, di passare 2 ore a riflettere sul fatto di non giocare più in Serie A, con gli stadi pieni, o su quello che è stato. Ho sempre guardato avanti”.

Cristian, cos’hai provato nel famoso 26 maggio 2013 (giorno della storica vittoria della Lazio in Finale di Coppa Italia contro la Roma, ndr) al fischio finale? Hai qualche aneddoto post-partita da raccontare?
“Prima di quella partita venivo da 2 mesi di antidolorifici per dei problemi fisici che non riuscivo a risolvere. Anche in campo stavo male, ma sapevo che restare fino alla fine in campo in una partita così carica di tensione poteva essere un problema. Ho chiesto il cambio quando ho visto che non riuscivo a fermare un giocatore della Roma. Come aneddoto ricordo che nello spogliatoio, dopo essere uscito, ho cacciato via il massaggiatore, che voleva rimanere con me. Gli ho detto: ‘Torna quando facciamo gol’. Quando ho sentito che qualcuno correva verso di me ho capito che avevamo segnato e i pensieri brutti sono spariti”.

Cos’hai provato nel momento in cui hai alzato la Coppa?
“Un’emozione grandissima, perché avevo promesso a mia moglie e ai miei figli che avrei portato la Coppa a casa. Anche uno come me, che è sempre ‘mono-espressione’ e sembra sempre arrabbiato, sogna di giocare queste partite e di vincerle, e se le vince si emoziona. Sono felice quando sento tifosi ancora oggi contenti per quello che abbiamo fatto quel giorno e per quello che io e altri compagni abbiamo dato alla Lazio”.

Mister De Cosmi, 11 anni nel settore giovanile della Lazio. Come vanno i suoi nuovi impegni professionali, come opinionista e come team manager?
“Molto bene. Faccio tante cose, mi piace guardare sempre avanti e aggiornarmi. Credo che nel calcio si debba sempre cercare di lavorare con serietà, professionalità e passione e trasmettere questo ai ragazzi. Lavorare con i giovani è bellissimo, perché si mette al servizio la propria esperienza e le proprie competenze”.

Cristian, quanto è stato difficile, al tuo arrivo alla Lazio, sostituire Liverani? Come hai gestito la pressione fino al gol liberatorio nel derby di quell’anno (stagione 2006/07, ndr)?
“Sostituire Liverani, un giocatore importante, non è stato facile. Oltretutto io venivo da una squadra e da una città piccola come Lecce, dove non ero abituato a sentir parlare della squadra per 24 ore su giornali, radio e siti web. Le difficoltà, comunque, si superano facilmente quando si crede nel proprio valore e si è resilienti, come si dice sempre oggi. Il mio primo gol al derby ha fatto cambiare gli occhi dell’ambiente verso di me, non me, perché ho sempre cercato di rispondere alle critiche sul campo”.

Cristian, in campo avevi un rapporto molto “particolare” con la Roma: una espulsione ai tempi del Lecce, addirittura 3 nei derby. Fuori dal campo, invece, com’erano i tuoi rapporti con i giocatori della Roma?
“Con la Roma ho avuto problemi solo in quelle partite, ma non c’era nulla di particolare, non so spiegarmelo. Per il resto, non avevo particolari rapporti, anche perché abitavamo tutti in zone diverse, quindi nemmeno ci incontravamo. C’era, però, un rapporto di amicizia con Vucinic, Cassetti e Tonetto, che erano stati miei compagni ai tempi del Lecce”.

Che consiglio daresti, Cristian, agli istruttori di una società dilettantistica, visto che ti sei calato con molta umiltà nel ruolo?
“Un consiglio molto semplice: essere sempre professionali, anche quando si lavora nel settore dilettantistico, e non essere mai presuntuosi. Bisogna avere sempre voglia di migliorare e di migliorarsi”.

Roberto De Cosmi, lei è stato un punto di riferimento per le giovanili della Lazio. Cosa pensa della metodologia di insegnamento nel calcio italiano, viste le difficoltà che poi riscontriamo in campo internazionale?
“Come diceva Cristian, bisogna essere professionali. E poi non si deve dimenticare che l’oggetto principale è il bambino, a cui devono arrivare le giuste informazioni. L’istruttore ha un ruolo delicato, deve portare le sue competenze e le sue conoscenze pensando non solo all’io, ma al ‘noi’. Il bambino va formato, non solo guardando all’aspetto tecnico e al talento”.

Ci sono giocatori che hanno bisogno di stimoli, come il sostegno dei tifosi allo stadio, per dare loro massimo. Quanto è fondamentale che la gente possa tornare allo stadio?
“Il calcio è lo sport più bello del mondo, chi lo fa come lavoro è fortunato. I tifosi sono fondamentali, perché giocare in uno stadio pieno è tutta un’altra cosa, ma che sia un’amichevole, una partita di campionato o una partita di coppa, un giocatore di Serie A li deve trovare da solo gli stimoli”.

Luca Rossetti

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Redazione

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