Velletri, 77 anni dopo Pocci ricorda il bombardamento della Città nel 1944

Velletri, 77 anni dopo Pocci ricorda il bombardamento della Città nel 1944

Lo scorso anno quando abbiamo celebrato questa ricorrenza eravamo, inconsapevoli, all’alba della più grave crisi del nostro tempo che qualcuno sta paragonando a una guerra. Gli effetti, i caduti, e la crisi economica forse hanno qualche similitudine ma la guerra è altra cosa” inizia così il lungo e toccante ricordo dell’Amministrazione Veliterna sul bombardamento del 1944.

Oggi vale il diritto, allora valeva la forza, le armi, la morte, l’inganno. Oggi guardiamo ai più fragili con attenzione, in guerra sono le prime vittime di una ferocia che non risparmia le bambine e i bambini che offende la dignità degli anziani”.

Esattamente come accadde quel 22 gennaio del 1944 quando sulla Città caddero gli strumenti di morte, la cui eco è arrivata fino a noi. Due date incrociano il destino di Velletri con quello del Paese, due giorni di lutto e di speranza. L’8 settembre del 1943 quando la resa del regime fascista è ormai evidente, su Velletri cadono le bombe e muoiono cittadini indifesi e il 22 gennaio 1944 quando lo sbarco degli alleati ad Anzio annuncia l’offensiva finale contro i nazisti, su Velletri cadono le bombe e muoiono cittadini indifesi“.

Bertolt Brecht diceva che non c’era differenza tra vinti e vincitori perché la povera gente veniva uccisa e soffriva la fame ovunque passava la guerra. E penso proprio a quella povera gente, nostri concittadini che quella mattina di sole invernale toccarono con mano l’inferno, morte e dolore ovunque, le bombe caddero in tutta la città“.

La vita spezzata di donne, bambini, uomini che videro svanire il sogno della libertà dietro al rombo assordante e terrificante degli aerei, macchine di morte. Il fragore delle bombe iniziò poco dopo la mezzanotte e poi durante il giorno, all’ora di pranzo e poco dopo, centinaia di morti, una città distrutta, una comunità devastata, restava solo la speranza che quello fosse il principio della fine della guerra. Così fu ma il prezzo pagato è stato e resta insopportabile e non deve lasciarci indifferenti“.

Il 22 gennaio 1944 lo ricordiamo come la giornata più difficile della nostra comunità, sono passati settantasette anni, un tempo breve se penso che tanti di voi ricordano quei drammatici momenti quando le bombe distruggevano le vite, le case e i sogni di tanti velletrani.

Quei bambini che assistettero curiosi e inconsapevoli oggi sono anziani, alcuni ricordano quei terribili momenti, altri li hanno cancellati dalla memoria per sopravvivere: troppo forte il dolore per portarlo con sé. E provo a immaginare la paura dei bambini di allora, l’incertezza e la speranza che tutto sarebbe finito in poco tempo. Ma non è stato così, il dramma di quel giorno ha segnato per sempre Velletri e ancora oggi portiamo cicatrici che debbono essere monito per evitare che simili tragedie vengano a ripetersi”.

Alcuni mesi or sono è venuto a trovarci in Comune uno di quei bambini ormai divenuto anziano, un testimone oculare di quel terribile giorno che rimase sotto le macerie insieme alla madre, fortunatamente ne uscirono illesi”.

Il sig. Teodoro Antonetti oggi novantenne non ha dimenticato quei terribili istanti, a distanza di così tanti anni ricorda ogni attimo di quel giorno. La vita lo ha portato lontano dalla nostra città ma ricorda le persone che conosceva e che lì perirono, ci ha chiesto di mantenerne viva la memoria. Cerchiamo di farlo con rinnovato impegno”.

“E rimanendo nell’analogia con la Pandemia, sono quei bambini ai quali oggi dobbiamo garantire cure e protezione, anche per la loro sofferenza di allora, anche per il loro coraggio di aver ricostruito un paese con la sola forza dell’impegno, forse quello che ci manca oggi.”

Eppure, i rumori della guerra, quella con le armi, si sentono dietro l’angolo, oltre i confini della sofferente Europa insistono focolai: penso alla Libia, al vicino oriente, penso alle nuove tensioni che si stanno generando nel mondo, sempre più stretto dalla morsa della povertà con milioni di persone che cercano una vita migliore e che il COVID amplificherà sempre più”.

Una stagione difficile dove domina la paura che genera egoismi, un circolo vizioso che porta sofferenza. Ecco perché ricordare oggi le oltre trecento vittime di quel tremendo 22 gennaio 1944 serve a farci capire che l’unica strada per la prosperità e la crescita resta la pace che va coltivata e costruita ogni giorno” termina così il commovente ricordo dell’Amministrazione, con la speranza di un giorno nuovo e di un mondo pieno di pace.

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Redazione 2

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